Opinioni

Quanti morti abbiamo avuto per mancanza di mascherine?

All’inizio ci era stato , ripetutamente e con insistenza, che le mascherine non servivano. Invece, a quanto pare, faranno parte del nostro modo di essere per i prossimi anni. La prima osservazione è che hanno un enorme potenziale come oggetto di moda. Quelle di adesso sono veramente brutte. Gli stilisti dovrebbero pensare a un design più accattivante sfruttando il loro fascino sado-maso. Possibile che le nostre case di moda non abbiano pensato a investire in mascherine fashion? Si spende tanto per le lingerie che si mostrano solo in casi molto particolari mentre le mascherine sarebbero come gli occhiali. sempre in mostra. Possono rivelare la nostra personalità più nascosta…Quando avremo le mascherine griffate? Quando quelle sexy-leopardate? Acquisteranno lo stesso fascino perverso degli stivali o delle scarpe con il tacco a spillo? Quando oscuro oggetto del desiderio?

La seconda osservazione è che indossare le mascherine significa cambiare totalmente il nostro modo di essere. Nascondono totalmente il sorriso. Ora il riso è una manifestazione tipicamente umana. Per gli altri animali mostrare i denti è un segnale di minaccia. Per noi, solo per noi, indica felicità. Perché lo facciamo? Me lo sono chiesto ma non ho mai avuto una risposta convincente. So solo che fa parte della nostra genetica. Ma se la mascherina ci coprirà il volto come faremo ad esternare i nostri sentimenti? Sopratutto noi latini che parliamo con il volto come potremo comunicare se gran parte di esso sarà coperto? Avremo mascherine che potremo modificare in modo da esprimere i nostri sentimenti, o rischieremo di perdere l’espressività del volto? E diventeremo simili, ad esempio, agli inespressivi anglosassoni che non parlano né con la faccia, né con le mani e né con il corpo? Che brutto destino…

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A pensarci bene, il coronavirus cancellerà pure il contatto fisico: niente più strette di mano per non parlare di baci ed abbracci. Il coronavirus ci modificherà “geneticamente” tanto da farci avvertire la necessità di avere un nostro spazio vitale come fanno ad esempio i popoli nordici? Smetteremo di ammassarci? Non so, per noi Italiani è così naturale mostrare la vicinanza a qualcuno, con un contatto fisico…E allora come ci saluteremo? Facendo un inchino come gli orientali od alzando un braccio come facevano gli antichi romani? Certo alzare il braccio ricorda il fascismo e il nazismo, ma l’inchino è molto, troppo lontano dalla nostra cultura. Alzare il braccio era un gesto da guerriero, significava avere la mano lontano dalla spada. L’inchino è mostrare la nuca a una persona, dire che uno si sottopone all’altro dandogli potere di vita e di morte. Un po’ troppo per noi. Forse si troverà un altro gesto più vicino alla nostra cultura ma che non ricordi tempi bui per la libertà.

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Mascherine: i quattro tipi di modelli e chi le deve utilizzare (Corriere della Sera, 12 marzo 2020)

Quello che è sicuro è che impareremo ad indossare le mascherine quando saremo raffreddati come segno di rispetto verso gli altri. Sono morte troppe persone per mancanza di mascherine. Non potremmo mai dimenticarlo. Nelle case di cura per anziani in Lombardia è stata una strage. Senza mascherina è stato contagiato il personale sanitario che ha portato il virus nell’ospizio e quindi morte e desolazione. Morti su morti che potevano essere evitati solo se ci avessero fornito mascherine che ancora non abbiamo. La folle burocrazia Consip ci ha impedito di rifornire il paese in tempo… Queste sono le gravissime responsabilità della politica. Se avessimo avuto mascherine e tamponi fin dall’inizio, una mattanza di queste dimensioni non sarebbe avvenuta. Le norme di distanziamento sociale che ci stanno imponendo, eccessivamente ed inutilmente draconiane, secondo me, sono solo uno strumento di distrazione di massa per non farci riflettere sul fatto che abbiamo avuto un numero eccessivo di morti, molti più morti di qualunque altro stato… E tutto per colpa delle mascherine che né avevamo e né ci avevano detto d’indossare.

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Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri è professore di matematica all’Università degli Studi di Firenze Oltre ad essere un professore universitario di Matematica che vede con sgomento l'università italiana andare sempre più alla deriva, sono anche un valutatore di progetti scientifici ed industriali (sia a livello italiano che europeo). Vedere nuove idee, vedere imprese che nascono, vedere giovani imprenditori che per realizzare le proprie idee combattono fatiche di Sisifo contro il sistema paleo-burocratico e sclerotizzato, è un' esperienza tipo Blade Runner: " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser".