La macchina del funky

Quando il compagno Salvini voleva la cannabis libera

Ieri Matteo Salvini ha fatto sapere che per lui è meglio legalizzare la prostituzione che la cannabis perché «fino a prova contraria il sesso non fa male a nessuno, la cannabis, sì». Ora, a parte che di prove contrarie ce ne sarebbero e Salvini farebbe bene a informarsi, La Stampa di oggi, in un articolo a firma di Davide Lessi, ci fa sapere che Salvini qualche tempo fa non la pensava esattamente così:

«Noi ci rapportiamo alle tematiche classiche della sinistra, dalla forte presenza statale alla liberalizzazione delle droghe leggere». Correva l’anno 1998 e quello che sarebbe diventato il leader della Lega Nord parlava così al giornale Il Sole delle Alpi. Un giovane Matteo Salvini, poco più che ventenne, che aveva appena concluso l’esperienza da consigliere comunale a Milano nella giunta Formentini. Pochi sanno, però, che ricopriva anche l’incarico di capolista dei comunisti padani, gruppo di cinque indipendentisti del «parlamento» di Chignolo Po, in provincia di Pavia.

salvini internet  a nudo
Voi direte: e dov’è la notizia? Da sempre la Lega ha un problema grosso così con la coerenza. Quando Gianni Fava, esponente della Lega Nord, responsabile dell’agricoltura della Lombardia, si espresse a favore della legalizzazione della cannabis dovette precisare di averlo fatto a titolo personale. Sul passato di Salvini, tra l’altro, ha indagato e raccontato Il Militante, il libro che ricorda la sua gioventù movimentista. La Stampa trova anche un precedente più recente:

Anche lo scorso ottobre, intervistato in tv a Coffee Break su La7, aveva aperto alla legalizzazione («Parliamone », disse). Ieri il dietrofront: meglio riaprire le case chiuse. «La cannabis fa male, il sesso no». Che fine ha
fatto il compagno Salvini?

Non lo chieda a noi: siamo ancora qui che aspettiamo di salvare i poveri con Matteo Salvini.

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