Economia

Quando arriva la Cassa Integrazione per i 135mila senza assegno?

In tutto sono in attesa di essere pagati 356.939 lavoratori, che però hanno già ricevuto almeno un pagamento da quando è esplosa la pandemia

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Sono 135mila i lavoratori che non hanno ancora ricevuto al 17 di giugno l’integrazione salariale COVID-19. Stavolta a dirlo è l’INPS, precisando che tra questi solo poco più di 25mila hanno presentato domanda prima del 31 maggio, per il resto si tratta di richieste recenti.

In tutto sono in attesa di essere pagati 356.939 lavoratori, che però hanno già ricevuto almeno un pagamento da quando è esplosa la pandemia. L’Inps certifica che in totale i pagamenti di Cig effettuati sono più di 5 milioni, e di questi 4,7 milioni i pagamenti anticipati dalle aziende. Il monte ore autorizzate dà tutta la dimensione della crisi: 1 miliardo 681,5 milioni. Dati imponenti che comunque non danno la misura completa di tutti i lavoratori che sono rimasti indietro.

C’è ancora un numero cospicuo di domande da esaminare: dai dati di metà giugno erano quasi 81 mila, alle quali corrispondono diverse centinaia di migliaia di lavoratori. Non è dato conoscere il numero esatto perché l’Inps non ne dà conto. Questioni che non sono sfuggite al Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, che ha deciso di inviare al presidente Pasquale Tridico una richiesta ufficiale di maggiore completezza dei dati che riguardano l’andamento delle richieste della erogazione delle prestazioni a carico dell’Inps.

 

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Le prestazioni COVID-19 (La Repubblica, 21 giugno 2020)

Nel limbo dei non accolti e non respinti si trovano anche i lavoratori titolari delle domande che sono state presentate all’indirizzo sbagliato, a causa di complicazioni normative, in particolare in riferimento alla cassa integrazione in deroga, spiega Vincenzo Silvestri, consigliere dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro: «Il decreto legge 52 uscito il 16 giugno permette però alle aziende che hanno inviato l’istanza all’ente sbagliato (Inps, Regione, ente bilaterale) di reinviarla all’ente competente entro 30 giorni».

Inoltre ci sono intere categorie di lavoratori che si sono ritrovati in difficoltà per il ritardo nell’arrivo dei fondi: è il caso per esempio degli artigiani. «Il loro ente bilaterale – spiega Silvestri – ha esaurito le risorse disponibili a marzo, c’è stato il rifinanziamento per i mesi successivi ma i fondi ancora non sono arrivati, dovrebbero arrivare nei prossimi giorni. Non solo: per gli artigiani era stato bloccato dai decreti il pagamento degli assegni familiari, autorizzato solo ultimamente, e questo ci costringerà a rivedere molte delle domande già completate».

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