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Cosa c’è nel DPCM sul Coronavirus e quali sono le nuove zone chiuse

Il Decreto della presidenza del consiglio dei ministri chiude la Lombardia e altre 14 province: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia in quella che viene chiamata adesso “zona arancione” per distinguerla dai divieti delle zone rosse

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Alle 3,23 di notte Giuseppe Conte in qualità di presidente del Consiglio firma il Decreto della presidenza del consiglio dei ministri che chiude la Lombardia e altre 14 province: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia in quella che viene chiamata adesso “zona arancione” per distinguerla dai divieti delle zone rosse in vigore fino a ieri.

Cosa c’è nel DPCM sul Coronavirus e quali sono le nuove zone chiuse

La firma del decreto del presidente del Consiglio, frutto dell’accorpamento di due dpcm inizialmente previsti, arriva dopo una lunga giornata di contatti con le Regioni e dopo una fuga di notizie (“irresponsabile” e “rischiosa per la sicurezza”, dice Conte) che porta al diffondersi della bozza non ancora ultimata. I presidenti di Regione su quella bozza dichiarano perplessità, dubbi. Ma milioni di cittadini del centro nord, dopo la diffusione della notizia, iniziano a interrogarsi sulla portata delle misure: “Si è creata confusione”, accusa Conte. Nel decreto c’è un “vincolo di evitare ogni spostamento” nell’intera Lombardia e in quattordici province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche. Giuseppe Conte firma un decreto del presidente del Consiglio che limita le possibilità di movimento nelle zone più colpite dal contagio Coronavirus. Non è un “divieto assoluto”, spiega, “non si ferma tutto”, non si bloccano treni e aerei: sarà possibile muoversi per comprovate esigenze lavorative o per emergenze e motivi di salute. Ma la polizia potrà fermare i cittadini e chiedere loro perché si stiano spostando in territori dove la crescita dei casi di contagio porta il governo a disporre misure mai così restrittive.

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Coronavirus: la nuova zona arancione (Corriere della Sera, 8 marzo 2020)

Molte delle disposizioni previste per le zone rosse sono estese a tutto il territorio nazionale. In tutta Italia chiuse discoteche, pub, sale giochi e scommesse; ristoranti e bar aperti solo con l’obbligo della distanza interpersonale di un metro, così come nelle altre attività commerciali. Limitare la mobilità al di fuori dei luoghi di dimora. E chiunque, dal 24 febbraio, sia passato nelle nuove zone rosse ha l’obbligo di comunicarlo alla Asp e al proprio medico. Sospesi matrimoni e funerali. Nelle carceri colloqui video e telefonici limitati i permessi e la libertà vigilata.

Le zone arancioni e la Lombardia chiusa

Il nuovo decreto vieta gli spostamenti in entrata e uscita dalle zone rosse ma anche all’interno della regione Lombardia e delle undici province dell’Emilia Romagna e del Veneto interessate dal provvedimento. Ci si potrà muovere solo per indifferibili esigenze lavorative che dovranno essere autorizzate dal prefetto o per emergenza. Gli aeroporti di Linate e Malpensa restano aperti in attesa di istruzioni ministeriali Divieto assoluto di uscire dalla propria abitazione per chi è risultato positivo al virus o per chi è stato messo in quarantena. Chi non osserverà i divieti sarà punibile penalmente. A casa dovrà rimanere anche chi accusa i sintomi da infezione respiratoria con febbre oltre 37,5 che dovrà contattare il proprio medico curante. Stop anche agli eventi e alle competizioni sportive di qualsiasi disciplina che potranno svolgersi, così come gli allenamenti degli atleti, soltanto a porte chiuse. Le società sportive dovranno garantire il monitoraggio delle condizioni di salute dei loro tesserati e dirigenti. Gli sport di base potranno continuare a svolgersi solo se all’aperto e con la garanzia della distanza minima di un metro. Disposta anche la chiusura di tutti gli impianti nei comprensori sciistici della Lombardia e delle province interessate. Chiuse palestre, piscine, centri sportivi, ricreativi, culturali e sociali, centri benessere e termali ( tranne quelli per le prestazioni che rientrano nei livelli essenziali di assistenza).
Vietati

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Coronavirus: le zone chiuse (La Repubblica, 8 marzo 2020)

Si fermano anche tutte le attività culturali e di svago: dalle manifestazioni agli eventi privati di qualsiasi tipo, ludico, sportivo o religioso. Chiusi cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo e naturalmente le discoteche. Chiusi i musei e gli istituti di cultura. Grosse limitazioni anche alle celebrazioni religiose: sospesi i matrimoni, civili e religiosi, sospesi i funerali. Chiese e luoghi di culto potranno rimanere aperti e continuare le funzioni solo se le dimensioni consentiranno ai frequentatori il rigoroso rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro. Si fermano anche tutti i concorsi pubblici e privati tranne nei casi in cui le valutazioni dei candidati possano essere effettuate con modalità telematiche. Per facilitare il reclutamento di medici e operatori sanitari, vengono invece consentiti i concorsi per il personale sanitario, compresi gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di chirurgo. Esclusi dalla sospensione anche i concorsi per il personale della protezione civile che però devono svolgersi con modalità a distanza o garantendo il metro interpersonale. Sospesi tutti i congedi del personale sanitario e tecnico e di tutte le figure necessarie alla gestione delle unità di crisi che sono state costituite per l’emergenza coronavirus.

Scuole chiuse fino al 3 aprile nelle zone chiuse

Confermata, almeno fino al 3 aprile, data di scadenza del decreto, la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado e dei servizi educativi per l’infanzia nelle zone rosse. Sospese anche le attività universitarie e delle istituzioni di formazione artistica, musicale e coreutica. Stop a corsi professionali, master, università per anziani e corsi per le professioni sanitarie. Per tutti naturalmente è consentita l’attività didattica a distanza. Anche in questo caso, sono escluse dalla sospensione i corsi per i medici in formazione specialistica e di medicina generale e le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Vietata qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa per continuare le attività didattiche.

Ristoranti e bar potranno rimanere aperti soltanto se il gestore sarà in grado di far rispettare la distanza di sicurezza di almeno un metro. Chi non rispetterà l’obbligo rischia la sospensione amministrativa dell’attività. Lo stesso vale per qualsiasi altra attività commerciale. Nelle sale di attesa dei pronto soccorso e dei dipartimenti di emergenza e accettazione nelle zone rosse è vietata la permanenza degli accompagnatori dei pazienti, a meno che non sia autorizzata dal personale sanitario preposto per evidenti motivi di necessità. Prescrizioni anche per lo svolgimento del lavoro nelle aziende. Vista la riduzione delle attività, si raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati di anticipare, nelle settimane di vigenza del decreto, la fruizione da parte dei dipendenti dei periodi di ferie o di congedo ordinario. In tutti i casi possibili, nello svolgimento di incontri o riunioni, dovranno essere adottate modalità di collegamento da remoto.

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