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La protesta di Pasqua contro Pernigotti

Sui social tutti all’attacco dell’azienda che chiuderà lo stabilimento di Novi. Nessuno ricorda le promesse di Di Maio?

pernigotti

“Fanno anche gli auguri”, “la faccia come l’uovo”, “mi spiace ma compro solo cioccolato prodotto in Italia”: hanno suscitato sui social queste – e tante altre – reazioni gli auguri di Pasqua della Pernigotti, azienda di proprietà della multinazionale turca Toksoz che lo scorso novembre ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure (Alessandria).

La protesta di Pasqua contro Pernigotti

“Pernigotti augura a tutti una golosa Pasqua! Scegli il tuo gusto preferito e rendi dolcissima la tua festa”, è il messaggio postato dall’azienda sulla sua pagina Facebook. Un augurio che non è passato inosservato, come le vicende aziendali, per le quali la fabbrica è chiusa ormai da due mesi in attesa di un compratore. Il tavolo al Mise è stato aggiornato al 29 maggio. “Grazie per gli auguri, ma da quest’anno per le vostre famose vicende ho scelto altri prodotti – è una delle risposte social -. Voi non avete bisogno di noi e noi non abbiamo bisogno di voi. Siamo pari!”. “Facendo un augurio di buona Pasqua a tutti, o a quasi tutti, quest’anno scelgo, non per volontà mia, il gusto amaro di vedere una fabbrica affossata dall’arroganza, dall’incompetenza e dalla presunzione di persone che pensano di essere al di sopra di tutti! – è un altro messaggio – Scendete dal piedistallo!”.

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Ad andare in Cassa integrazione sono cento dipendenti, i 150 lavoratori interinali invece godranno della disoccupazione ma non avranno alcun ammortizzatore sociale. Fallisce così, sulla pelle di 250 persone e altrettante famiglie la mediazione del Ministero con Toksoz, il gruppo turco che è proprietario della Pernigotti da sei anni. Toskoz non ha voluto vendere e non si è mai capito se ci fosse davvero qualcuno interessato a rilevare il marchio. Eppure il 5 gennaio Di Maio continuava a raccontare che l’azienda sarebbe stata salvata, e con essa i posti di lavoro. «La Pernigotti non solo deve continuare ad esistere come marchio ma deve continuare ad esistere con i suoi lavoratori», diceva Di Maio un mese fa spiegando che il governo «stava facendo sul serio».

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