Un call center da trentamila euro all'anno per sentirsi dire che non si può denunciare il Gender perché il responsabile non c'è. Ecco come la Regione Lombardia fa finta di difendere i nostri figli dal pericolo dell'omosessualismo!1

Giovanni Drogo

Bisogna ammetterlo, la Regione Lombardia è sempre stata più avanti di tutti nella lotta al Gender; dalla cartellonistica luminosa alle mozioni contro i libri Gender ai piani alti del Pirellone sono intenzionati a non farla passare liscia a quelli che fanno propaganda a favore dell’ideologia Gender. E dal momento che sta iniziando la scuola l’assessora Cristina Cappellini ha inviato una lettera a tutti i dirigenti scolastici invitandoli a promuovere il nuovo servizio fornito dalla Regione: un numero verde che vi dà il numero di un altro sportello che dice di sapere cosa fare contro il Gender (ma come?). Tutto a trentamila euro.

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Lo sportello anti-Gender che non sa come aiutarvi contro il Gender

Chi pensava che con l’approvazione della legge sulle Unioni Civile i difensori della famiglia tradizionale avrebbero smesso di fare le sentinelle in piedi e si sarebbero comodamente seduti a godere dei diritti garantiti da uno stato laico si sbagliava. Ed ecco che, come era stato annunciato nei mesi scorsi, la Regione ha finalmente attivato il call center anti-Gender. Un’idea per la verità che sembra mutuata da un’analoga iniziativa di Forza Nuova, forse tra i primi a proporre una linea diretta per denunciare i soprusi del Gender in ambito scolastico al fine di difendere i nostri figli dai teorici dell’omosessualismo. Regione Lombardia, nelle persone della assessora alle Culture, Identità ed Autonomie (identità al plurale eh) Cristina Cappellini con il sostegno delle due colleghe Valentina Aprea e Francesca Brianza ha così deciso di stanziare 30 mila euro per affidare all’Associazione Genitori cattolici AGE (promotrice due anni fa della petizione “No Gender nelle scuole”) la gestione dell’utilissimo call center contro i soprusi del Gender. A luglio l’assessora Cappellini aveva spiegato che lo sportello telefonico “costituirà anche un valido strumento di contrasto all’ideologia gender considerando il rischio di una sua sempre maggiore diffusione nelle nostre scuole e, più in generale, per fronteggiare eventuali casi di forme di disagio nel percorso educativo degli alunni, avendo come stella polare i valori non negoziabili della famiglia naturale e della tutela della libertà educativa in campo alla famiglia stessa“. Un servizio al momento “sperimentale” che dovrebbe durare 12 mesi e grazie al quale le famiglie potranno difendersi dall’osessualismo dilagante. In che modo? Sarà sufficiente chiamare il numero verde per parlare con un addetto della Regione che indirizzerà i genitori preoccupati™ verso le associazioni presenti sul territorio.

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Quindi se non avete idea di come fare una ricerca su Google allora il telefono anti Gender sarà per voi un servizio utilissimo, visto che si metteranno alla ricerca per voi. Se invece sapete usare Google allora avete già modo di trovare i recapiti di AGE. Senza far spendere trentamila euro di soldi pubblici alla Regione. Ma c’è di più, in realtà il numero verde è quello generalmente utilizzato da Regione Lombardia per consentire agli utenti di prenotare diversi servizi forniti dagli uffici regionali e di fatto l’unica cosa che è in grado di fare è dare un altro numero di telefono a cui rivolgersi. Numero al quale risponde un operatore che dice di essere solamente un centro per la famiglia e non uno sportello anti-Gendere e che è attivo solo dal lunedì al giovedì, dalle 14 alle 18. Insomma, senza dubbio si tratta di soldi ben spesi. Ma contro un nemico immaginario non sarebbe stato meglio usare soldi immaginari?

Giovanni Drogo

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