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Come procede la trattativa Stato-M5S sulle Olimpiadi

Questa dovrebbe essere la settimana giusta. Virginia Raggi dovrebbe annunciare il suo no alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 e chiudere finalmente la questione apertasi con i tentennamenti della sindaca durante la campagna elettorale. Eppure la trattativa tra CONI e MoVimento 5 Stelle, a quanto pare, è ancora viva. Qualche giorno fa si era cominciato a parlare del rischio di danno erariale per chi si fosse assunto la responsabilità della decisione visto che il Comitato Olimpico ha speso già 20 milioni di euro per proporre la candidatura e un voto in Consiglio c’è già stato (all’epoca di Marino).

Come procede la trattativa Stato-M5S sulle Olimpiadi

Un’ipotesi difficile da seguire e soprattutto un metodo curioso di mettere pressione nei confronti dei consiglieri M5S, che in caso di condanna dovrebbero restituire di tasca loro i danni allo Stato. Così come pareva altrettanto fantasioso pensare di poter “aggirare” il Comune, come – secondo i giornali – pensava di fare il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Eppure, nonostante il M5S prepari una kermesse per trasformare l’addio ai Giochi in occasione da campagna elettorale, oggi Virginia Raggi si è espressa ancora una volta in modo enigmatico sulla questione: «La decisione arriverà presto e sarà presa in modo autonomo. Dipenderà da cosa potremo proporre», ha spiegato la sindaca ai giornalisti a margine della Festa della Gendarmeria Pontificia, che l’ha portata ieri sera in Vaticano. E qui è difficile non vedere un’apertura, magari subordinata a un radicale cambiamento del dossier che era stato finora proposto dal CONI. Un altro retroscena giornalistico invece vede in partenza un bizantinismo di prima categoria: visto che ci sono altre undici città coinvolte nella candidatura il “no” potrebbe essere vincolato al parere degli altri undici sindaci, che quindi, se invece propendessero per il sì, potrebbero far cambiare idea alla sindaca.

È il vicesindaco Daniele Frongia a portarla avanti con tutti i rischi del caso. Il ragionamento è stato condiviso con Virginia Raggi. Anche se la sindaca grillina continua a trovarsi in mezzo a due fuochi: da una parte le pressioni per il sì a Roma 2024 (il fronte dei favorevoli ha fatto breccia anche in giunta), dall’altra il diktat di Beppe Grillo. Il «no» ai Giochi fa parte della tregua siglata da «Virginia» con il fondatore del M5S. Uno strappo sarebbe esiziale per l’inquilina del Campidoglio.
Ecco perché i margini di manovra sono ridotti al minimo. E quindi mandare avanti le altre città che potrebbero ospitare le gare di calcio delle olimpiadi avrebbe un senso. Soprattutto dal punto di vista politico. Le altre città coinvolte hanno giunte di sinistra (Cagliari e Napoli), civiche (Palermo), di destra (Verona) e grilline (Torino). La  sindaca insomma non sarebbe accusata di aver fatto un accordo sotterraneo con i colleghi del Pd (Milano, Firenze, Bologna, Bari) ma istituzionale. (Simone Canettieri, Il Messaggero, 19 settembre 2016)

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La settimana giusta… o no?

In ogni caso questa dovrebbe essere la settimana giusta, anche perché la prossima sarà quella di Italia a 5 Stelle a Palermo, dove la Raggi ha già annunciato la sua presenza oggi sul blog di Grillo (nonostante sia organizzata dalla non adoratissima Roberta Lombardi) e sarebbe difficile presentarsi lì senza aver chiuso questo dossier e quelli, più scottanti, dell’assessore al bilancio e del capo di gabinetto. Prima ci sarà però l’incontro con Giovanni Malagò e Luca Cordero di Montezemolo, a cui sarà illustrata in anteprima la posizione (finale) del Comune. Intanto c’è il problema dell’iter per il no: come annullare la precedente mozione del sì passata in consiglio comunale all’epoca di Marino? In queste ore è stato chiesto un parere all’avvocatura per non passare comunque dall’Aula Giulio Cesare e arrivare a un responso entro il 7 ottobre attraverso una decisione della giunta. E qui diversi assessori in privato si sarebbero sfogati sui rischi del «no» e di un possibile danno erariale nei loro confronti se in futuro la Corte dei Conti dovesse intervenire. Non è un segreto che molti assessori siano favorevoli ai giochi (Berdini e Meloni in testa). Ma se l’alternativa sarà perdere i Giochi o perdere il simbolo di Grillo rischiando di mandare a casa la Giunta a tempo di record anche loro dovrebbero venire a più miti consigli. Oppure andarsene, come qualcuno ha già fatto trapelare.

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Olimpiadi a Roma: le tappe della candidatura (Corriere della Sera, 28 agosto 2016)

 

La candidatura di Parigi

Intanto oggi – rivela Le Parisien – il Consiglio comunale di Parigi discute di una garanzia del valore di 145 milioni di euro necessaria per trasmettere formalmente la candidatura della capitale francese al Comitato Internazionale Olimpico (Cio) che selezionerà la città organizzatrice il 13 settembre del 2017, a Lima, in Perù. Se Parigi dovesse riuscire a battere le altre città candidate – oltre a Roma, Los Angeles e Budapest – i costi previsti ammontano a circa 6,2 miliardi di euro. Investimenti pubblici e fondi privati copriranno la metà di questa somma, che graverà per un miliardo di euro sulle casse dello Stato. Parigi contribuirà con 145 milioni, che saranno spalmati in 7 anni nei conti pubblici della Capitale. Una cifra “ragionevole” secondo Jean-François Martins, assessore allo sport di Parigi, che assicura: “I giochi olimpici non faranno aumentare la pressione fiscale sui cittadini di Parigi”. La somma stanziata dal comune servirà a costruire o ristrutturare degli impianti sportivi della Ville lumière. Rispetto alla candidatura di Parigi per le Olimpiadi del 2012, poi vinte da Londra, il comune di Parigi prevede di spendere molto meno. Il piano presentato allora preventivava una spesa di 1,2 miliardi di euro che sarebbero serviti in larga parte per la realizzazione del villaggio olimpico nel quartiere di Batignolles.