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Il problema del M5S è che non sa che fare al governo

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Stefano Cappellini su Repubblica oggi tratteggia un ritratto meticoloso del MoVimento 5 Stelle al governo, spiegando che la polemica con i tecnici del Tesoro nasconde la vera ambizione dei grillini, che ritengono che la struttura burocratica debba risolvere i problemi creati dalla loro propaganda. Per questo hanno bisogno di una burocrazia a cui affidarsi, e questi li ha portati negli anni a fare tante scelte sbagliate:

Il problema è che il M5S è una portentosa macchina elettorale, che funziona su alcune chiavi di marketing oggi efficacissime, ma non ha dirigenti in grado di governare. Soprattutto, non è previsto che lo facciano. Lo schema è sempre stato la delega ai tecnici subito dopo la vittoria: con leader e candidati si prendono i voti, poi dei dossier di governo si occuperà qualcuno “capace”.

Ecco perché la giovane e telegenica Raggi vince a Roma e subito si affida a Raffaele Marra. Era lui il vero sindaco. Lui sapeva dove mettere le mani. Fin troppo, come si è visto. Raggi, del resto, più che prendere i voti non doveva e soprattutto non poteva. Allo stesso modo è andata per lo stadio della Roma: vicenda complessa e infatti completamente delegata a un altro tecnico, l’avvocato Luca Lanzalone, il quale come poi ha svelato l’inchiesta che lo ha travolto contava e decideva ben più della sindaca.

luca lanzalone virginia raggi

Quello che è successo a Roma, spiega Cappellini, si è riproposto anche con Gaetano Intrieri al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti:

Ma così ha fatto anche il concentrato ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli: un suo neo-assunto consulente (incidentalmente anche ex condannato per bancarotta) si vanta di avere il compito di istruire il dossier Alitalia. È chiaro qual è il problema con il Tesoro. Lì lo schema non è ripetibile, perché i tecnici non sono faccendieri al servizio del Movimento ma funzionari dello Stato.

Senza un Marra o un Lanzalone che dalle stanze di via XX settembre si precipiti a rassicurare Rocco e Di Maio che i soldi ci sono, la macchina di governo si inceppa subito sulle promesse della campagna elettorale. Che si svela per quel che è: un bluff.

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