Fact checking

Come hanno preso i grillini l’ipotesi di un’alleanza del M5S con il Partito Democratico

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A due giorni dal voto Luigi Di Maio ha scritto una lettera a Repubblica. Un piccolo capolavoro dove riesce nell’impresa di chiedere al PD di appoggiare un suo eventuale governo senza mai nominare il Partito Democratico. Il testo della lettera è poi stato postato sul Blog delle Stelle e Di Maio questa mattina ha fatto un post in cui scrive che “il governo sarà con chi, insieme a noi, è pronto a mettere i cittadini al centro”. Un altro capolavoro di cerchiobottismo da parte del leader del primo partito in Parlamento che avrebbe se non altro la responsabilità di indicare con chi vuole andare al governo invece che farlo dire ad altri, magari giornalisti disinteressati come Travaglio o Scalfari.

La realtà del voto del 4 marzo secondo la visione di Luigi Di Maio

Come immagine del post lo staff del candidato premier del MoVimento 5 Stelle ha scelto una cartina secondo la quale il M5S non dovrebbe rappresentare il 32% nel paese ma almeno il 60% (a tenerci stretti). È comprensibile quindi che il popolo a 5 Stelle non capisca come mai ci si fanno tanti problemi. Se sono davvero la maggioranza del paese perché hanno bisogno di cercare alleati negli schieramenti avversari? Perché non fare tutto da soli? C’è già infatti una petizione su Change.org (ovvero una cosa inutile) che chiede a Mattarella di dare l’incarico a Di Maio. Il tutto a tre giorni dal 4 marzo, ovvero dal giorno in cui gli italiani hanno dato indicazioni “chiare” su chi vorrebbero a Palazzo Chigi.

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Un’immagine simile a quella utilizzata da Di Maio è stata utilizzata ieri dalla pagina di propaganda non ufficiale “W IL M5S” (ed anche dalla deputata pentastellata Tiziana Ciprini) per “dimostrare” che il partito di Grillo e Casaleggio ha vinto ovunque, non solo al Sud Italia come sostengono le malelingue. Salvini, secondo questa teoria, non avrebbe alcun diritto di chiedere l’incarico di formare un governo.

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Invece Matteo Salvini ha tutto il diritto e la forza di poter chiedere di poter formare un suo governo. Non solo perché la coalizione di cui fa parte la Lega ha preso più voti del MoVimento 5 Stelle ma anche perché il suo partito è quello che ha preso più voti all’interno della coalizione di centrodestra.

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Fonte: Repubblica.it

Per la cronaca la cartina dell’Italia post-elettorale è completamente diversa dall’immagine che ne dà il MoVimento 5 Stelle. L’elaborazione grafica di Repubblica alla Camera (ma al Senato è sostanzialmente la stessa) mostra chiaramente come la ripartizione dei collegi plurinominali e uninominali data da Luigi Di Maio non corrisponda al vero. Senza dubbio al Sud il M5S ha vinto ovunque (anche se rimangono alcune “sacche di resistenza” del centrodestra in Calabria) ma al Nord il MoVimento 5 Stelle ha ceduto ovunque il passo alla Lega e a Forza Italia. Dalla cartina si nota anche un’altra cosa, ovvero che in molte delle “regioni rosse” del centro-nord sono stati la Lega e il centrodestra a vincere. Un dato di fatto che cozza con l’ipotesi formulata da Scalfari ieri da Floris secondo la quale “il M5S è il nuovo centrosinistra”. Semplicemente il riparto dei voti ci dice che non è così.

Lega o PD, da che parte sta la “base” pentastellata

Questioni di poco conto, dirà qualcuno. Ma non è così. Perché dalla rappresentazione della realtà che si dà ai propri elettori consegue anche l’opinione che essi avranno sulle decisioni da prendere nei giorni e nei mesi a venire. Se si racconta che il M5S ha la maggioranza pressoché assoluta cosa si sta facendo se non preparare il terreno ad insensate recriminazioni su inciuci e governi non eletti dal popolo? Ed infatti il tono dei commenti sul sito ufficiale del MoVimento è più o meno quello di chi chiede di “non umiliarci di fronte ai portavoce del sistema marcio”. Nemmeno con la lettera a Repubblica (per dire l’opinione di cui gode il giornale di Scalfari presso i pentastellati).

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Altri hanno già capito tutto e ricordano che il “PD = mafia capitale” e che gli altri partiti non vogliono fare squadra perché “devono rinunciare a parecchi privilegi”. Anche la Lega, scrive Roberta da Padova “era nata con questi principi, buttati alle ortiche appena messo piede a Roma”. Sembra già di intuire che gli elettori disprezzano equamente sia la Lega (Nord) che il Partito Democratico.

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Qui Marione non aveva ancora letto la lettera di Di Maio a Repubblica

Per sondare gli umori della “base” il MoVimento potrebbe ad esempio indire un consultazione online. Altrimenti a cosa serve la democrazia diretta in Rete? Nessuno dei big del M5S però ha avuto l’idea di sottoporre agli attivisti certificati la questione. Si farà, forse, in futuro. Tanto non c’è nessuno che controlla i risultati. Sulla pagina Facebook di Di Maio c’è addirittura chi spera “in una revisione della legge che dia la possibilità al primo partito d’Italia di rappresentarla”.

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Non andrà così non tanto perché c’è un complotto ma perché per cambiare la legge serve una maggioranza. E anche così non si cambierebbe certo il risultato del voto. Ma che ne sappiamo noi di democrazia ormai.

I fan di Marione alle prese con l’alleanza con il PD

Nel frattempo Mario Improta, in arte Marione, che del M5S è uno dei cantori più apprezzati è passato dal denunciare l’inesistente inciucio tra PD e Lega a scagliarsi contro l’ipotesi (formulata dal Capo Politico) di un’alleanza con il PD.

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E sono in molti a pensarla come lui, sul blog o su Twitter. Il PD è il male assoluto e “dovrebbero essere le Forze che hanno ottenuto il mandato dagli elettori” a governare. È curioso che il commentatore citi M5S, Lega e Fratelli d’Italia ma non Forza Italia che ha preso molti più voti del partito di Giorgia Meloni. Evidentemente il mandato degli elettori vale solo quando fa comodo.

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Dal particolare osservatorio che è il tweet di Marione c’è chi propone un “governo di scopo con la Lega” mentre quasi nessuno approverebbe un governo con il PD. Ovvero l’unica forza politica a cui Di Maio ha al momento chiesto aiuto.

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Ci sono anche quelli più pragmatici che dicono “alleanze mai” ma che propongono “collaborazione” con le condizioni dei pentastellati. È la legge del contrappasso per chi ha abolito i Co.Co.Co. e ora si trova a dover sottoscrivere un contratto di collaborazione con i 5 Stelle.

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La colpa in fondo non sarebbe nemmeno di Di Maio ma “della legge elettorale che lo impone” per il bene del paese. Sono passati cinque anni e i 5 Stelle si trovano a fare lo stesso ragionamento di Bersani che voleva evitare un governo con le destre.

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Qualche kamikaze vuole tornare immediatamente a votare ma teme che per la troppa smania di Di Maio di dimostrare quanto è bravo si finirà per accettare di allearsi con quelli di Mafia Capitale, i corrotti, quelli che salvano le banche e truffano i poveracci. Che disdetta.

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All’improvviso tra tanti appelli a non “vendersi” al Partito Democratico e ai mafiosi vari arriva il genio: quello che propone di andare di nuovo all’opposizione contro il centrodestra e parte del PD: “tempo qualche mese e prendiamo il 50% easy”.

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Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere anche per i prossimi cinque anni (anche se saranno molti meno).

Copertina di El Giva

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