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Le quarantene violate e gli indirizzi falsi dei positivi del Bangladesh a Roma

La mappa del contagio nella comunità del Bangladesh a Roma. Ma molti non abitano dove hanno dichiarato. E alcuni hanno violato la quarantena con i familiari: perché questo potrebbe portare a un’esplosione dell’epidemia di COVID-19 nella Capitale

ambasciata bangladesh roma

C’è la mappa del contagio da Coronavirus SARS-COV-2 nella comunità del Bangladesh a Roma. Ma va presa con beneficio d’inventario visto che molti non abitano dove hanno dichiarato. E in più molti hanno già violato l’isolamento fiduciario e la quarantena, che anche i familiari faticano a rispettare. E questo potrebbe portare a un’esplosione dell’epidemia di COVID-19 nella Capitale.

Le quarantene violate e gli indirizzi falsi dei positivi del Bangladesh a Roma

Il Messaggero pubblica oggi un’infografica che riepiloga dove sono i casi di Coronavirus nella comunità bengalese a Roma segnalando che le zone della città in cui ce ne sono di più sono Tor Pignattara, l’Appio/Tuscolano, Centocelle, il Casilino e la Borgata Finocchio. Ma va detto che mentre sono circa 30mila i bengalesi nel territorio della ASL Roma 2, il 50% ha dato residenze false dopo i primi sopralluoghi: questo ha portato a mandare a vuoto la metà dei controlli degli esperti di Contact Tracing e questo rischia di mandare a vuoto i controlli sui 900 arrivati a Roma dal Bangladesh tra i primi di giugno e la prima settimana di luglio. Che potrebbero essere anche molti di più:

I passeggeri arrivati dal Bangladesh sono stati oltre 2mila – sostiene il presidente dell’associazione Italbangla, Mohamed Taifur Rahman Shah – Almeno la metà non è atterrata  direttamente da Dacca ma ha cambiato aereo in unaltro Paese». Dei 2mila passeggeri, secondo l’associazione Italbangla, «un migliaio è rimasto a Roma,mentre gli altri si sono già spostati dove abitano e lavorano: Milano, Venezia, Treviso». È su quel migliaio di cittadini ancora nella Capitale che ora si concentrano le ricerche della Asl. Ricerche complicate.

«Dopo i primi sopralluoghi, possiamo dire che in oltre la metà dei casi gli indirizzi comunicati erano falsi – spiega Antonio Miglietta, direttore dell’Unità di Epidemiologia e prevenzione delle malattie infettive della Asl Roma 2 – Molti,così ci è stato raccontato, si sono trasferiti in altre zone perché avevano trovato una sistemazione più conveniente, ma senza darne comunicazione all’Anagrafe o alle autorità per il permesso di soggiorno». I controlli, spiega il dirigente dell’Asl Roma 2, «andranno avanti, ci stanno aiutando i vigili urbani. Finora il nostro lavoro si è concentrato a Tor Pignattara, Centocelle,il Casilino, l’Appio».

dove sono i casi bengalesi coronavirus roma
La mappa sui casi di Coronavirus nella comunità del Bangladesh a Roma (Il Messaggero, 11 luglio 2020)

Intanto ci sono da gestire anche i casi di quarantena violata per andare al lavoro. In più di un caso, chi aveva l’obbligo di restare a casa per almeno due settimane, invece, ha violato la quarantena senza remore. «Chi rompe l’isolamento lo fa il più delle volte per lavoro. Ma questo è ancora più pericoloso – riprende il dirigente dell’Asl Roma 2 – pensiamo al commesso di un minimarket: c’è il rischio che infetti i clienti». Per questo è allo studio un piano, particolarmente caldeggiato dagli epidemiologi dell’azienda sanitaria, che prevedrebbe il trasferimento in hotel non solo di chi è positivo al virus, come già avviene, ma anche dei conviventi.

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