Economia

Popolare di Bari, scatta il countdown e si cerca un miliardo

vincenzo de bustis banca popolare di bari

La ricerca del miliardo di euro per il salvataggio della Banca Popolare di Bari entra nel vivo. Ieri abbiamo raccontato il piano di emergenza varato la scorsa settimana da Bankitalia e Tesoro per il salvataggio della Banca Popolare di Bari. I primi 150 milioni arriveranno entro Natale per ripristinare le soglie di patrimonio. Oggi Il Mattino in un articolo a firma di Sergio Giovenale entra nel vivo:

Il salvataggio dell’istituto pugliese, che ha un fabbisogno tra i 900 milioni e il miliardo, necessita di un nuovo intervento pubblico, dopo il fallimento del decreto crescita varato a giugno scorso, che avrebbe consentito la trasformazione delle Dta (attività fiscali differite) in credito d’imposta fino a 500 milioni in caso di aggregazioni, finanziarie e non, nelle regioni del Sud. Decreto che è rimasto lettera morta, dal momento che il Governo non ha mai inviato a Bruxelles l’istanza per capire se poteva configurarsi un illegittimo aiuto di Stato.

Addio dunque, per ora, alle fusioni tra banche meridionali medie e piccole – tra cui alcune campane, come la Regionale di Sviluppo,la Popolare Vesuviana o Banca del Sud – con la longa manus di Palazzo Chigi. Il Governo giallo-rosso deve pertanto trovare subito mezzi freschi per poter far decollare un’operazione complessa, in cui il fattore tempo è determinante. Mentre i creditori e i piccoli azionisti sono sul piede di guerra e hanno già iniziato la guerra legale per cercare di riprendersi il dovuto, entro fine anno bisognerà recuperare risorse finanziarie per tamponare le perdite di quest’anno (73 milioni nel primo semestre), dopo il rosso da oltre 420 milioni di euro registrato nel 2018.

banca popolare di bari
La Banca Popolare di Bari (Il Mattino, 2 dicembre 2019)

La corsa è partita ed entro il 18 dicembre, quando il consiglio di amministrazione dell’istituto dovrebbe varare il piano industriale e la trasformazione in Spa, serve o un prestito-ponte o la cessione dei crediti deteriorati per liberare capitale e dare ossigeno alla banca pugliese.

Le strade che si stanno seguendo prevedono il possibile passaggio a breve di un miliardo di euro di Npl ad Amco-Asset management company,l’exSga-Società per la gestione di dei crediti deteriorati partenopea, già bad bank del vecchio Banco di Napoli. Un altro miliardo di Npl (secondo alcune fonti, la cifra sarebbe solo di 600 milioni di euro) potrebbe essere rilevato proprio da Mediocredito Centrale, in attesa che diventi partner industriale attraverso la ricapitalizzazione. Queste due operazioni di mercato agevolerebbero il cammino del salvataggio fino all’anno venturo, quando nell’operazione potrebbe entrare anche il già contattato Fondo interbancario di tutela dei depositi. Quest’ultimo, che non può ancora essere della partita,  potrebbe partecipare secondo indiscrezioni con un importo di circa 100 milioni di euro tramite un bond additional Tier 1, un prestito«quasi capitale».

Leggi anche: Dopo tre mesi di Lamorgese l’accordo di Malta sui migranti funziona (e Salvini non parla più)