Economia

Banca Popolare di Bari, Jacobini molla la presidenza

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Marco Jacobini, dopo una vita alla guida della Popolare di Bari, ha lasciato la presidenza del consiglio di amministrazione che ha appena approvato un bilancio disastroso, con un rosso superiore ai 400 milioni. Al suo posto Gianvito Giannelli, stimato professore universitario, parente degli Jacobini e marito del procuratore di Larino, Isabella Ginefra, per una vita sostituto procuratore a Bari. Accanto a Giannelli ci sarà ancora Vincenzo De Bustis in qualità di amministratore delegato, che in questi ultimi mesi è stato il rompighiaccio in una battaglia silenziosa in banca contro Marco Jacobini e suo figlio Gianluca. Ora la banca è a un bivio: da un lato il progetto di fusione che, grazie a un emendamento voluto dal governo, salverebbe dal default l’istituto. Dall’altro un’inchiesta della procura di Bari per false comunicazioni e truffa. Spiega oggi Il Sole 24 Ore:

Dunque, come indicato dal piano industriale 2019/2023, la banca mette mano alla prima delle misure varate dal cda a gennaio scorso, ovvero il cambio del vertice e cioè del presidente, autentico protagonista di una serie quasi ininterrotta di acquisizioni che hanno fatto crescere il gruppo fino a diventare una delle io maggiori popolari italiane con 291 filiali, sparse in 13 regioni, 3000 dipendenti, raccolta totale 2018 a 12,96 miliardi e impieghi a 7,08. Il quasi dimezzamento del patrimonio della banca dai 1073 milioni del 2017 ai 493 del 2018 è stato dunque fatale per la gestione di Marco Jacobini e la svolta, chiesta da più parti come segnale di discontinuità, è arrivato.

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Ora occorre affrontare con decisione e realizzare il piano di ricostituzione del capitale sociale dopo le perdite 2018 che hanno fatto scendere il Tier Capital Ratio al 7,65% (11,21% nel 2017) ed il Total Capital Ratio al 10,14%(13,99%nel 2017). I soci hanno infatti detto sì sia alla cartolarizzazione tranched covered di Npl, per quasi 400 milioni di euro, che alla cessione della partecipazione di controllo (73,57%) di CariOrvieto, iscritta a bilancio per 55,5 milioni.

Ma serve il via libera di Bankitalia per andare aventi. Nuovo presidente e ad, Giannelli e De Bustis, devono poi traghettare la banca verso la trasformazione societaria, pure indicata nel piano industriale con uno sdoppiamento: da un lato la cooperativa che rimane, e dall’altra Banca spa allargata ai soci della stessa cooperativa, con ingresso in borsa, così da rendere anche più facile la liquidità del titolo, oggi schiacciato al mercatino Hi-Mif a 2,3o euro, quotazione che potrebbe ritornare accettabile solo con la trasformazione in spa.

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