Economia

Popolare di Bari e la mezza bufala della banca pubblica di investimento

banca popolare di bari

Banca Popolare di Bari è destinata a diventare una banca pubblica di investimento sul modello di quelle presenti in Spagna, Francia, Regno Unito, che offrono alle Pmi credito, incentivi pubblici e capitale di rischio? Andrea Greco, giornalista esperto di economia e finanza, su Repubblica oggi scrive che piuttosto quella uscita dal Consiglio dei ministri di domenica sera, che ha stanziato 900 milioni per un decreto legge su «Misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento», altro non è che una grande pezza a colori necessaria a salvare la Popolare di Bari, senza più capitale e da venerdì commissariata.

Una pezza che consentirà all’Antitrust Ue, cui spetta il parere sugli aiuti di Stato, più simpatia e benevolenza rispetto alla nazionalizzazione di una banca popolare privata. Anzi: se passerà a Bruxelles, lo schema societario uscito dalla tumultuosa riunione potrebbe essere riutilizzato per il consolidamento di altre popolari minori del Sud, che annaspano tra i crediti inesigibili e non hanno accesso al mercato per capitalizzarsi. Scenario futuro, ma non così lontano, dato che i registi di Bankitalia, Tesoro e governo hanno già passato in rassegna una decina di piccoli istituti.

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Le crisi bancarie e i salvataggi (Corriere della Sera, 15 dicembre 2019)

Lo confermano, soprattutto, i numeri dei soldi a disposizione e del costo delle cose da fare per tenere viva la banca di Bari.

I primi 500-600 milioni andranno nelle sue casse tra poche settimane, a ripianare le perdite 2019 (si stimano almeno 400 milioni) e il deficit di patrimonio regolamentare, da mesi sotto la soglia minima chiesta dalla vigilanza. Un altro centinaio di milioni, stima basata sulle recenti crisi di banche in Italia, servirà a dare forme di ristoro ai 70 mila soci (a forte rischio di perdere 1,5 miliardi) vittime di vendita fraudolenta di titoli. Gli ultimi 200 milioni dello Stato serviranno a pagare gli “scivoli” degli 800 dipendenti (su 3 mila) previsti in esubero e a ripulire la banca dai cattivi crediti, rimasti per quasi 3 miliardi.

Anzi, per la pulizia 2020 ne serviranno di più: per questo venerdì il cda del Fondo tutela depositi formato dalle banche attive in Italia avvierà l’iter per investire a Bari una somma stimata sui 500 milioni. Ma anche la parte residua dei soldi “privati” sarà consumata, sull’altare del rilancio della popolare barese, con 7 miliardi di depositi e 12 miliardi di attivi. Dopo la ricapitalizzazione della prossima primavera (che renderà Mcc azionista di maggioranza e il Fondo depositi forte ma minoritario), passeranno mesi prima che Bari ritorni all’utile sperato: perciò oggi si tiene un cuscinetto che possa colmare perdite future.

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Il bilancio della Banca Popolare di Bari (Il Sole 24 Ore, 14 dicembre 2019)

Nel frattempo, spiega Repubblica, Bari potrebbe inglobare Popolare Torre del Greco (65 filiali), Banca regionale di sviluppo (7), Popolare Vesuviana (4), Popolare Puglia e Basilicata (109), Popolare Pugliese (105), Popolare di Ragusa (92), Popolare S. Angelo (25), Popolare del Lazio (59). Otto istituti che hanno, insieme, 466 sportelli e oltre 18 miliardi di attivi, una volta e mezzo Bari. Ma serviranno altri quattrini pubblici per dar vita a tale “polo del Sud”; ma soltanto per fare un mestiere più simile a quello di Mcc come lo svolge finora: finanzia le Pmi al Sud, promuove gli interventi strutturali, cofinanzia le imprese beneficiarie di incentivi pubblici e gestisce per il Mise il Fondo garanzia Pmi da 14 miliardi. Altro che banca pubblica per rilanciare l’economia del Mezzogiorno.

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