Economia

Banca Popolare di Bari tra bond e commissari per il salvataggio

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Per la Banca Popolare di Bari si va verso il commissariamento. Il piano per il salvataggio non ha fatto passi avanti in queste due settimane e il dossier rischia di tornare negli uffici della Vigilanza, da settimane in ispezione a Bari. Ma intanto, scrive MF, si avvicina anche l’ipotesi di un bond da 100 milioni per salvare l’istituto, che sarebbe sottoscritto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e dal Mediocredito Centrale.

Banca Popolare di Bari tra bond e commissari per il salvataggio

Spiega oggi Andrea Greco su Repubblica che il piano per imporre la soluzione consortile e pubblica a Bari, una decina di pagine con il timbro di Via Nazionale redatte con l’aiuto del consulente Oliver Wyman, prevede di colmare un fabbisogno di capitale stimato in un miliardo.

L’intervento in tandem sarebbe del Fondo tutela depositi (che così eviterebbe salassi peggiori, poiché Bari ha depositi superiori a 100 mila euro per più di due miliardi) e del Mediocredito Centrale, controllato da Invitalia, che prima delle azioni dovrebbe comprare 600 milioni di crediti in bonis pugliesi. Ma il Fondo ha chiesto una discontinuità nel management e nel consiglio della banca, dove la famiglia Jacobini fondatrice è uscita e da un anno guida Vincenzo De Bustis (già capoazienda dal 2011 al 2014).

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La Banca Popolare di Bari (Il Mattino, 2 dicembre 2019)

Mentre l’acquisizione da parte del Mediocredito secondo fonti finanziarie si sarebbe arenata in porto perché lo sconto da concedere all’acquirente – per le future morosità – su quei 600 milioni di crediti eccederebbe, come perdita per la banca, i 40 milioni del beneficio stimato sul patrimonio. Ci sono solo venti giorni per ripristinare il patrimonio regolamentare, da mesi sotto i minimi di legge e che con la chiusura del 2019 (in rosso per la prevedibile richiesta degli ispettori di far salire le riserve sui 3 miliardi di crediti deteriorati) andrà ripianato subito con circa 100 milioni.

Con una banca commissariata – e più tempo – i prossimi azionisti potrebbero beneficiare di un abbuono di capitale fino a 700 milioni per crediti fiscali in caso di fusioni (di cui circa 400 iscritti nei conti della banca), senza dover chiedere il parere alla Commissione Ue.

Un bond per salvare la PopBari

Intanto cresce anche l’ipotesi di un’obbligazione per il salvataggio della PopBari. Secondo MF per tamponare l’emergenza negli ultimi giorni si è iniziato a lavorare su un bond subordinato da oltre 100 milioni computabile a capitale (probabilmente un Additional Tier 1), che potrebbe essere emesso tra fine anno e inizio gennaio in attesa di un intervento più articolato atteso per i primi mesi del 2020.

Al momento non mancano le incognite, ma il titolo potrebbe essere sottoscritto dal Fitd sulla base di uno schema simile a quello rodato lo scorso anno nel salvataggio di Banca Carige. Al Fondo guidato da Salvatore Maccarone e affiancato dagli advisor Kpmg e Bonelli Erede dovrebbe affiancarsi il Mediocredito Centrale (assistito da Equita). Una mossa di fatto obbligata visto che, all’orizzonte, non si vedono investitori privati disponibili per intervenire nel salvataggio della popolare. E questo malgrado la moral suasion che le istituzioni avrebbero già iniziato a esercitare sulle banche più grandi alla ricerca di un cavaliere bianco.

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Banca Popolare di Bari, la cronistoria (La Repubblica, primo dicembre 2019)

Come nel caso Carige però nessun istituto sembra intenzionato a intervenire nella partita a condizioni di mercato. Se l’emissione del subordinato è attesa per fine anno, tempi più lunghi avrà il piano di derisking e di rafforzamento patrimoniale.

Il conto rimane lo stesso: ci vuole comunque un aumento di capitale pari a un miliardo di euro.

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