Economia

Banca Popolare di Bari e i soci a rischio azzeramento

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La Banca Popolare di Bari — l’unico istituto, insieme con la Pop Sondrio, che ha resistito al decreto Renzi che ne imponeva la trasformazione in società per azioni — si prepara a un aumento di capitale da 300 milioni con emissione di obbligazioni per altri 200, con annessa mutazione in SPA. Il nuovo piano industriale annunciato nelle scorse settimane.

Banca Popolare di Bari e i soci a rischio azzeramento

Ma nel piano, racconta oggi Fabrizio Massaro sul Corriere della Sera, c’è una particolarità: le azioni non dovrebbero venire offerte agli attuali soci, dunque i 69 mila azionisti vedranno diluito, se non di fatto azzerato, il valore delle proprie azioni. Titoli che peraltro erano già stati svalutati dal massimo di 9 euro a 2,38 euro (valevano 7,50 euro nell’aprile del 2016)e che non sono vendibili sulla piattaforma HiMtf per mancanza di acquirenti. Senza considerare la possibilità che vengano convertite anche le attuali obbligazioni subordinate in mano, anch’esse, alla clientela retail.

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Banca Popolare di Bari, i conti (La Repubblica, 6 gennaio 2019)

Il problema, spiega oggi il quotidiano, si porrà con gli attuali soci, almeno con quelli che vorranno esercitare il diritto di recesso per cercare di recuperare qualcosa. E potrebbero essere in tanti. Ma va risolto l’impasse giuridico legato proprio al recesso, che il decreto Renzi limitava proprio per evitare che le fughe dei soci minassero il patrimonio dell’istituto.

Il caso Popolare di Bari

Il piano si presenta con molte incognite, spiega oggi la Stampa: un titolo subordinato Popolare di Bari con scadenza 2021 scambia sul mercato a circa 60, pur con volumi estremamente sottili. Il rendimento attuale è superiore al 23%. L’istituto ha perso 139 milioni nei primi sei mesi del 2018, mentre nel bilancio 2017 avvisava di aver avuto «difficoltà» a reperire risorse finanziarie sul mercato:

Guardando ai conti, se ne capiscono le ragioni. Al 30 giugno, i crediti deteriorati lordi erano pari a più di un quarto del totale dei crediti (2,571 miliardi contro 7,04 in bonis). Il tasso di copertura totale era pari al 39,1%, contro una media vicina la 50% per Carige. Le sofferenze, ovvero i crediti deteriorati di peggiore qualità, avevano un tasso di copertura al 58,9%.

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Vincenzo De Bustis, attuale a.d. di Banca Popolare di Bari

Sull’istituto pesa anche il contenzioso con alcuni soci per la vendita delle azioni mentre la procura di Bari sta indagando, oltre che su questo, anche su altre vicende relative alla gestione della banca, da sempre guidata dalla famiglia Jacobini. Due mesi fa la Consob ha multato per 2,6 milioni una serie di esponenti aziendali per una serie di irregolarità negli aumenti di capitale collocati alla clientela.

I crediti deteriorati di Pop Bari

Intanto, spiega oggi Marco Palombi sul Fatto, continua ad aumentare la percentuale dei crediti deteriorati (i famigerati Npl, non performing loan) sul totale degli impieghi:

Quelli netti, cioè tolte le perditegià coperteabilancio, sono il 18,6% del totale dei prestiti – erano il 17,7% a fine 2017 e il 17,1 un anno prima – un rapporto superiore al 16% della commissariata Carige (Intesa, per capirci, è al 6). IN SOLDI QUESTI crediti marci – prestiti che la banca dispera cioè di recuperare in tutto o in parte – sono due miliardi e mezzo di euro che, al netto delle perdite già coperte, diventano 1,533 miliardi. Per portare il rapporto Npl-impieghi sotto il 10% lo stock va almeno dimezzato.

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Svalutare questi crediti comporterebbe perdite per circa 500 milioni. Il patrimonio netto, che la semestrale 2018 quantifica in circa 800 milioni, verrebbe eroso in maniera significativa. Per questo serve un aumento di capitale. Che potrebbe non bastare, come in Carige.

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