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Pinuccia Montanari e Lemmetti portato da Lanzalone

pinuccia montanari

Pinuccia Montanari racconta la sua verità. Chiamata a Roma a fine 2016, se ne è andata l’8 febbraio, dopo che la giunta Raggi ha bocciato il bilancio di Ama, l’azienda comunale dei rifiuti, e poco prima del licenziamento del presidente, Lorenzo Bagnacani, che ha depositato gli esposti e gli audio della sindaca su cui indaga la Procura. Oggi parla con Giuseppe Salvaggiulo della Stampa e parte dal giorno delle sue dimissioni:

«Durante la giunta dell’8 febbraio chiesi a Giampaoletti se era vero che quel parere era stato cambiato dopo che lui aveva preso un caffè col presidente del collegio sindacale, Marco Lonardo. Lui confermò. E qui mi fermo, perché c’è un’inchiesta penale in corso».

Che altro successe in quella giunta, l’ultima per lei?
«Giampaoletti mi mostrò per la prima volta la delibera che bocciava il bilancio dell’Ama: “Assessore, c’è da firmare”. Una scorrettezza assoluta». E gli altri assessori? «Margherita Gatta condivideva le mie perplessità. Ma votò a favore dopo che Marcello De Vito (allora presidente dell’Assemblea capitolina, poi arrestato per corruzione, ndr), le si avvicinò sussurrandole qualcosa all’orecchio».

Montanari racconta che votò contro la delibera e si dimise. Poi racconta altri fatti – soltanto oggi… – che riguardano Lemmetti e Lanzalone:

Chi è Giampaoletti, con cui lei si era scontrata in Campidoglio?
«Direttore generale del Comune e più stretto collaboratore della sindaca. Come Lemmetti, portato a Roma dall’avvocato Luca Lanzalone, che nel suo ufficio lasciava la valigia ogni volta che passava da Roma».

A Genova vi eravate incrociati?
«Con Giampaoletti no. Con Lanzalone una volta. L’aveva chiamato il segretario generale del Comune per una consulenza sull’azienda trasporti».

Chi era il segretario generale?
«Mariangela Danzì, attuale capolista del M5S alle Europee nel Nord-Ovest. Altro personaggio importante. Molto amica di Pietro Paolo Mileti, segretario generale del Campidoglio, a sua volta legatissimo a Giampaoletti. Stessa, unica filiera».

Ovvero?
«Lanzalone, Lemmetti, Giampaoletti. Gli ultimi due hanno brindato alla buvette del Campidoglio la sera delle mie dimissioni».

Lanzalone l’ha poi ritrovato a Roma?
«Ce lo presentarono Bonafede e Fraccaro come un giurista a nostra disposizione».

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