Economia

Il piano di investimenti di Tria (non piacerà a Lega e M5S)

giovanni tria

«Il governo è consapevole che i maggiori ostacoli alla spesa pubblica per investimenti non vengono dalla carenza di risorse finanziarie, bensì dalla perdita delle competenze tecniche e progettuali delle amministrazioni pubbliche, dalla spesso difficile interazione tra le amministrazioni, sia centrali sia territoriali, e dagli effetti, non voluti, del recente “codice degli appalti”»: parola del ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha le idee molto più chiare di tutte le componenti della maggioranza che sostiene il governo di cui fa parte. Con le quali però rischia di entrare a breve in rotta di collisione, come spiega oggi Marco Ruffolo su Repubblica che parla di una curiosa contrapposizione tra maestri e allievi in cui Tria è spalleggiato, a sorpresa ma non troppo, da Paolo Savona:

Il ministro dell’Economia e quello per gli Affari europei ritengono che solo gli investimenti pubblici debbano essere scorporati dall’obiettivo del disavanzo, e quindi realizzati per buona parte in deficit. I due vicepremier, invece, dovendo rendere conto delle loro promesse elettorali inserite nel “contratto”, chiedono che anche “le riforme fiscali e quelle per il sostegno al reddito” (leggi flat tax e reddito di cittadinanza) debbano essere scomputate dal deficit.

investimenti
La parabola degli investimenti in Italia (La Repubblica, 7 luglio 2018)

Non è una differenza di poco conto. Finanziare in deficit buona parte di flat tax e reddito di cittadinanza significa che Bruxelles dovrebbe abbuonarci decine di miliardi solo perché produrranno più crescita. Tria è in pole position:

In passato si è sempre battuto per una nuova regola a livello europeo che li scorporasse dal deficit (la cosiddetta golden rule): un finanziamento in disavanzo «purché temporaneo e soggetto – scrisse lo stesso Tria – a solidi comportamenti fiscali da parte degli Stati membri dell’eurozona volti a perseguire la riduzione del debito».

Nulla di più lontano dal pensare di scomputare i costi del reddito di cittadinanza e della flat tax. Sulla stessa linea è Paolo Savona. Tra lui e Tria sembra essersi formato negli ultimi tempi un asse piuttosto solido che si nutre anche di una reciproca stima, più volte manifestata in passato. Anche Savona, come Tria, pensa che occorra “partire dagli investimenti”, come rispose qualche settimana fa a chi gli chiedeva che cosa pensasse delle due promesse prioritarie di Salvini e Di Maio.

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