La macchina del funky

Il piano di Emiliano: il referendum contro Renzi

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Ieri Michele Emiliano ha dichiarato ufficialmente guerra a Matteo Renzi accusando il segretario del Partito Democratico di fare melina sul congresso e dichiarando di essere pronto alle carte bollate per ottenere la convocazione. I renziani in coro gli hanno risposto che la data per la celebrazione del congresso è dicembre 2017. Oggi Tommaso Ciriaco su Repubblica racconta che il presidente della Regione Puglia ha intenzione di giocare la carta del referendum interno: una consultazione tra gli iscritti – per richiederla basta il 5% – su scuola, Jobs Act e politiche economiche:

È come se all’improvviso tutte le truppe antirenziane avessero deciso di marciare divise per colpire unite. Sia chiaro, nessun patto “di minoranza” è stato ancora siglato, perché pesano gelosie antiche e nuovi rancori. Stavolta però i nemici interni del leader sembrano aver fiutato una debolezza. E non intendono fermarsi: «Michele è un grande – confidava ieri Francesco Boccia ad alcuni dirigenti, reclutando “risorse” per la battaglia – e quando si mette in testa qualcosa è pronto a fare il “pazzo” per ottenerla». Il varco è stato individuato di recente, spulciando lo statuto.
Basta il 5% degli iscritti per chiedere un referendum interno. E l’ala meridionale del partito è capace di raccogliere le firme in men che non si dica. Poi scatterà la richiesta di consultazione, se possibile in occasione della direzione del 13 febbraio, comunque prima di marzo. I quesiti sono praticamente già pronti e si concentrano, come detto, sui nervi scoperti del Pd a trazione renziana e sul congresso.

Anche per rispettare il dettato statutario che Dario Ginefra si incarica di ricordare: «Entro sei mesi dalla scadenza della segreteria bisogna avviare la stagione congressuale nei territori, quindi entro aprile bisogna cominciare». In teoria, Emiliano arriva tardi rispetto alle candidature di Enrico Rossi e Roberto Speranza, così come alla sfida “di sinistra” lanciata da D’Alema. Il governatore è però convinto di essere l’unico, al momento, capace di unire queste minoranze. Pensa anche di riuscire ad arruolare quei cattolici dem mai teneri con Renzi.
Serve però un passo indietro degli altri candidati, magari a favore di un ticket per la segreteria. «Io sono in campo, dopodiché vedremo – non chiude al dialogo Speranza – Bisogna innanzitutto allontanare una folle corsa al voto, poi rendere contendibile la leadership con un congresso o primarie vere. Ma serve anche un passaggio pubblico su Jobs act, scuola, politiche economiche». Esattamente lo stesso schema del referendum di Emiliano.

Bisognerà però comprendere esattamente che intenzioni reali ha l’opposizione interna: Enrico Rossi continua a rilanciare l’ipotesi della sua candidatura mentre l’ala bersaniana sembra voler ancora spingere sulla vittima sacrificale Roberto Speranza. Marciare divisi, colpire divisi?

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