Politica

Il piano di Di Maio per tornare con Salvini dopo le elezioni

luigi di maio matteo salvini

Luigi Di Maio ha un piano per tornare con Matteo Salvini dopo il voto in caso di elezioni anticipate. Lo scrive oggi Ilario Lombardo sulla Stampa partendo dalla situazione di balcanizzazione del MoVimento 5 Stelle (“i gruppi parlamentari sono fuori dal suo controllo, gli chiedono di lasciare il ruolo di capo politico, a livello regionale ancora non è dato sapere se il M5s sarà candidato e dove”) e sostenendo che anche tra i ministri che considera la sua ombra si è insinuato il sospetto che il leader abbia un piano preciso in mente e che quel piano preveda un ritorno al vecchio amore mai dimenticato: Matteo Salvini.

Qualcuno pensa che stia cercando il casus belli. E forse potrebbe essere l’Emilia visto che ieri ha deciso di non decidere e sarà Rousseau a decretare se il M5s si candiderà contro il Pd. Se il governo Conte II dovesse crollare, magari grazie alle quotidiane picconate del suo capo, il M5S tornerebbe al voto con ambizioni numeriche molto ridimensionate ma con una certezza, che lui sarebbe ancora il capo politico, e una strategia che guarda a Sud sintetizzata in quella frase che Di Maio non si stanca mai di ripetere: «Saremo sempre l’ago della bilancia».

Il perché lo dica è chiaro a chi nei colloqui della settimana scorsa ha sentito come la pensa: «Io vorrei portare a compimento il programma iniziato con la Lega». In quell’agenda Di Maio si specchia e si ritrova, lui che invece fatica a vedersi a sinistra o a braccetto del Pd. Lo ha ribadito durante gli incontri con alcuni parlamentari dopo il catartico bagno tra la sua gente: «Ho capito che l’unico modello vincente è il sovranismo. Quello è il futuro». La cronaca degli ultimi giorni delle dichiarazioni di Di Maio è un rosario di salmi del salvinismo: «Quota Cento non si tocca», «il decreto Sicurezza resta», «provo sconcerto a sentire parlare ora di ius soli. Non sarà mai nel programma».

luigi di maio matteo salvini
Vignetta di El Giva per neXtQuotidiano

Nel frattempo Di Maio è tornato a rispolverare il vocabolario anti-sistema, ascolta molto di più Gianluigi Paragone e ha ritrovato Alessandro Di Battista, come aveva fatto ai tempi dei gilet gialli, prima di ripudiare l’orientamento massimalista e agita-folle dell’ex deputato in nome di una linea moderata, istituzionale e filo-Ue. Ora si torna al “dibattistismo” e l’ultima occasione per risfoderare lo spirito sovranista è il duro messaggio rivolto a Conte sul fondo salva-Stati. Argomenti e parole – notano i suoi – identiche a Salvini.

EDIT: Anche oggi ci ritroviamo a dover smentire un articolo de La Stampa. Nessuno all’interno del MoVimento 5 Stelle ha in mente – così come scritto da Ilario Lombardo nel suo retroscena – un “piano post voto per riunirsi a Salvini”. “All’interno del pezzo – si legge nella nota dei pentastellati – leggiamo tante fantasiose ricostruzioni lontane anni luce dalla realtà dei fatti, un po’ come avvenuto in occasione di altri retroscena de La Stampa, in cui si dava per certa la scissione del gruppo parlamentare M5S e i voti contrari dei deputati M5S al taglio dei parlamentari”.

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