Opinioni

Perché sul reddito di cittadinanza agli Agnelli ha ragione Renzi e torto Grillo

“Questa gente qua che va in televisione a dire che noi diamo i soldi anche agli Agnelli vuol dire che sono più che in malafede: dimostrano una debolezza, che stanno incrinandosi”. Beppe Grillo, leader del M5S, dice questo entrando all’assemblea degli azionisti Eni a proposito della frase di Matteo Renzi di ieri nel forum di Repubblica. “Il reddito di cittadinanza brucia a tutti, anche a Renzi, e allora cercano di chiamarlo ‘minimo di poverta”, il ‘minimo garantito'”, aggiunge Grillo, ma in realtà “e si vede dalla tendenza che ha M5S con le Regionali, noi siamo in crescendo, loro stanno morendo e hanno paura, ma è quello che io ho sempre profetizzato, la fine dei partiti”.
In realtà però dal punto di vista lessicale ha ragione Renzi stavolta, e non Grillo. Renzi infatti ieri ha detto questo: «Il reddito di cittadinanza come un reddito per tutti, da Agnelli in giù, è una follia. Se invece si parla di una misura contro la povertà stiamo ragionando e siamo disponibili a ragionare con M5s e con gli altri. Se ne parla ovviamente in relazione alla prossima legge di stabilità». L’equivoco nasce dal significato intrinseco delle parole “reddito di cittadinanza” e “reddito minimo garantito”. Come abbiamo già spiegato,  il reddito di cittadinanza è un sussidio universale su base nazionale che si dà, semplicemente, a tutti i nati (o i cittadini, o i residenti) di un’area geografica.
Quello che Grillo propone invece è un reddito minimo garantito, visto che nella proposta di legge si definisce il “reddito di cittadinanza” come « l’insieme delle misure volte al sostegno al reddito per tutti i soggetti residenti sul territorio nazionale che hanno un reddito inferiore alla soglia di povertà come definita alla lettera d) al fine di garantire la pari dignità sociale e la partecipazione al progresso della nazione». L’errore, o per meglio dire l’equivoco, nasce dal fatto che Renzi parla di una cosa che il MoVimento 5 Stelle ha chiamato reddito di cittadinanza, ma proprio perché lo ha indirizzato nella sua proposta di legge a chi è sotto la soglia di povertà (compresi i pensionati), si dovrebbe chiamare “reddito minimo” (come infatti fa notare anche Grillo nel finale della sua dichiarazione). La stessa distinzione viene operata oggi da Marco Maroni sul Fatto:
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Poi, a dirla tutta, il problema non è come chiamare il reddito minimo o reddito di cittadinanza, ma il fatto che per entrambe le iniziative le coperture non ci sono.
 

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Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano