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La grande fuga del PD dal voto alla Camera

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Dopo aver votato i minibot contribuendo ai piani grilloleghisti sull’uscita dall’euro, il Partito Democratico ha deciso di utilizzare una tattica parlamentare più furba per evitare critiche: non essere presenti in Aula durante il voto sul decreto crescita, dando così via libera a un provvedimento sul quale la maggioranza non aveva i numeri. Racconta Repubblica:

Davvero troppo pochi i 29 presenti al voto finale sui 111 deputati dem, un quarto, ai quali si sono sommati 4 dei 14 di Leu. In tutto 33. Se tutto il centrosinistra fosse stato presente non avrebbe messo alle corde la maggioranza, anche perché non c’era un fronte compatto, dal momento che Forza Italia e Fratelli d’Italia avevano già deciso di astenersi. Le giustificazioni ora si sprecano. Alcune fondate, altre meno.

Ci sono le missioni – tra gli altri del capogruppo Delrio, del presidente del partito Paolo Gentiloni, di Ettore Rosato, di Gennaro Migliore – e poi gli assenti per malattia o ragioni familiari, per impegni politici come Maria Elena Boschi. Dal resoconto di Montecitorio i virtuosi sono: Lucia Annibali, Michele Anzaldi, Alfredo Bazoli, Elena Carnevali, Gianni Dal Moro, Camillo D’Alessandro, Marco Di Maio, Cosimo Ferri (finito nel caso Csm), il segretari d’aula Emanuele Fiano ed Enrico Borghi, Silvia Fregolent, Maria Chiara Gadda, Davide Gariglio, Stefano Lepri, Luciano Nobili, Matteo Orfini, Stefania Pezzopane, Patrizia Prestipino, Flavia Piccoli Nardelli, Luca Rizzo Nervo, Gea Schirò, Ivan Scalfarotto, Filippo Sensi, Paolo Siani, Raffaele Topo, Massimo Ungaro oltre alle due vicepresidenti del gruppo, Chiara Gribaudo e Alessia Rotta.

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Unico a prendersi le sue responsabilità è Graziano Delrio, le cui parole sono raccolte dal Corriere:

Era assente il capogruppo Graziano Delrio. Il quale spiega così la sua non partecipazione al voto,difendendo anche gli altri assenti: «Io avevo degli impegni con soggetti istituzionali in Sardegna, e così come me molti colleghi che il venerdì sera hanno generalmente iniziative varie sui territori e nei loro collegi. Il provvedimento è stato rinviato per i pasticci nella maggioranza più volte.

La fiducia avrebbe dovuto essere lunedì ed invece è stata rinviata a venerdì. E comunque da lunedì a venerdì gli unici a fare opposizione a questo decreto—che tra l’altro è uno dei meno peggio di questo governo— siamo stati noi, visto che FI e Fratelli d’Italia si sono astenuti».

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