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“Perché non chiedete ai gay se sono sieropositivi?”: il tweet choc di Borghi

Il responsabile economico, parlando su Twitter di vaccini, ha accostato le persone Lgbt all’Aids, riportando indietro l’orologio dei pregiudizi di 30 anni

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Claudio Borghi Aquilini negli anni ci ha abituato ad uscite tra il politicamente scorretto e l’apertamente populista. Ma, fino a quando si è occupato di quella che è o dovrebbe essere la sua materia, i danni sono stati quanto meno contenuti. Poi si è spinto nell’ignoto – per lui – mondo della virologia, dando voce ad alcune delle teorie negazioniste più in voga nell’ultimo anno e mezzo e rimediando, anche in quel caso, blastate storiche (vedi quella di pochi mesi fa da parte di Crisanti a PiazzaPulita). Questa volta, però, è riuscito addirittura a superarsi mescolando, rigorosamente a casaccio, due degli argomenti mainstream per eccellenza: vaccin e omofobia. La sua, tanto per essere chiari. Di una gravità che è persino imbarazzante da riportare.

Tutto si consuma su Twitter, dove il nostro dà il peggio di sè.

“Terzo giornalista che chiama per sapere se sono vaccinato. Finora sono stato gentile, al prossimo parte il vaffanculo e la cancellazione dalla lista dei contatti. Perché questi eroi la prossima volta che intervistano un LGBT non gli chiedono se è sieropositivo e se fa profilassi.”

Boom! In appena 360 caratteri Borghi riesce nell’impresa di mettere insieme una quantità di offese, insulti, salti logici e paragoni deliranti che non avrebbero sfigurato al bancone di un bar ma che non si addicono a un parlamentare e responsabile economico del secondo partito italiano. Chi credeva che l’accostamento tra HIV e “peste gay” fosse stata superata da circa tre decenni dovrà ricredersi perché, nel Borghi pensiero, la persona omosessuale sono identificate automaticamente con l’Aids. E non importa che non c’entri nulla di nulla coi vaccini, non è dato sapersi perché mai un giornalista dovrebbe fare una domanda tanto stupida e discriminatoria a un membro della comunità Lgbt (soprattutto nel caso in cui, a differenza di Borghi, non riveste alcuna carica pubblica), tutto ciò che conta per Borghi è poter mandare la palla in tribuna, spostando il focus dalla sua reticenza rispetto ai vaccini (perché mai, ad esempio, dovrebbe nascondere una simile informazione?) alla profilassi della comunità Lgbt rispetto all’AIDS. L’obiettivo è chiaro? Non c’entra nulla, e per questo se ne parlerà. Anzi, più l’accostamento è privo di ogni senso, più si parlerà di Borghi stesso e meno dei vaccini, vero nervo scoperto della Lega, alla luce della quantità di No-Vax che infestano le loro file e i cui voti fanno tanto, troppo, comodo. Tanto la faccia, quella Borghi se l’è giocata da tempo. Che volete che sia un tweet in più o uno in meno.