Economia

Perché lo spread sta scendendo

draghi

Oggi lo spread BTP/Bund ha aperto a 244 punti per poi ripiegare fino a 237. Prima che qualcun altro si prenda il merito di questa discesa, meglio spiegare che è cominciata ieri insieme all’impennata delle Borse per lo stesso motivo spiegato qui: ovvero perché Mario Draghi ha annunciato un nuovo Quantitative Easing, il taglio dei tassi d’interesse e ogni azione necessaria a produrre il livello di inflazione necessario ad un’economia sana, visto che l’Eurozona ha ripreso a rallentare nella crescita a causa dei dazi di Trump.

effetto draghi perché lo spread scende
(Il Sole 24 Ore, 19 giugno 2019)

L’effetto Draghi sullo spread era già visibile ieri, come si vede dall’infografica pubblicata oggi sul Sole 24 Ore. Anche la Borsa di Milano, debole oggi in mattinata, ha girato in positivo nel pomeriggio. Il quotidiano ha anche segnalato che per Draghi la forward guidance potrà essere «rafforzata» nel suo bias per adattarsi all’evoluzione dell’inflazione:

I tassi d’interesse negativi potranno calare ulteriormente ma il prossimo taglio sarà sicuramente accompagnato da misure mitiganti per gli effetti collaterali sulle banche; Draghi ha anche ricordato che la Corte di Giustizia europea ha riconosciuto alla Bce ampia flessibilità per assolvere il suo mandato, e questa flessibilità verrà impiegata per adattare i limiti del programma di acquisti a nuove necessità. La sola creazione dello strumento delle OMT, senza mai farne uso, ha avuto un impatto di stimolo tale e quale a quello del quantitative easing degli Usa e del Regno Unito. E sono state vinte le resistenze di chi riteneva addirittura illegale l’azione della BCE.

Ovvero, i tedeschi. Perché la Germania, prima beneficiaria del Quantitative Easing, è stata anche il paese europeo che più l’ha osteggiato. E infatti, fa notare in più Carlo Di Foggia oggi sul Fatto, tra i suoi obiettivi c’era anche Berlino:

Ieri Draghi l’ha messa così: gli strumenti usati hanno centrato l’obiettivo di trasmissione della politica monetaria, ma la politica fiscale dei Paesi “non ha svolto il suo ruolo”. L’accusa è rivolta ai Paesi del blocco nordico, Germania in testa, che persistono nel mantenere enormi surplus commerciali e politiche fiscali restrittive (pur avendo margini di bilancio), scaricando il peso degli aggiustamenti sui Paesi più fragili. Si chiama austerità.

“Negli ultimi 10 anni –ha spiegato Draghi–ilpeso dell’adeguamento macroeconomico è diminuito in modo sproporzionato rispetto alla politica monetaria. Abbiamo persino visto casi in cui la politica fiscale è stata prociclica e ha contrastato lo stimolo monetario”. È l ’ennesimo messaggio a Berlino, mentre entra nel vivo la partita per il suo successore.

Già, la successione di Draghi. Un tema più importante di tutte le elezioni politiche d’Europa messe insieme. E infatti tra i beneficiari immediati dell’azione di Draghi c’è anche il governo italiano, che può tirare un sospiro di sollievo per la picchiata del differenziale. Che però in ogni caso sarà comunque legata alle scelte fondamentali dell’esecutivo nelle due partite importanti: la procedura d’infrazione e la legge di bilancio. Dove i gialloverdi dovranno trovare 24 miliardi per l’IVA e 30 malcontati per la flat tax. Altrimenti la differenza magari sarà più piccola, ma si sentirà lo stesso.

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