Economia

Perché Del Vecchio vuole salire al 20% di Mediobanca

Con un signore di 85 anni dal gloriosissimo passato e presente industriale, ma senza un grande visione finanziaria, che potrebbe arrivare al 20% dell’istituto – spiegano in Mediobanca – ci si troverebbe in un caso forse unico in Europa

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Come anticipato ieri da Repubblica, venerdì Del Vecchio ha chiesto alla Banca d’Italia di trasmettere alla Bce la richiesta per salire dal 9,9 fino al 20% di Mediobanca. Prima di farlo, pare che la procedura sia stata vagliata a fondo con numerosi incontri informali, ma il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli. La Bce in passato non è mai stata incline a dare troppo potere agli imprenditori, richiedendo stringenti requisiti di onorabilità e solidità finanziaria, e ora potrebbe chiedere a Del Vecchio se intende essere un azionista attivo o silente: in proposito l’imprenditore aveva parlato di una partecipazione «finanziaria». Ma perché Del Vecchio vuole salire al 20% di Mediobanca? Francesco Manacorda oggi spiega che l’obiettivo del padrone di Luxottica sono le Generali:

La sua mossa viene dichiarata poco gradita dall’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel – racconta chi gli ha parlato ieri – per una serie di motivi che esulano dai rapporti personali con il patron di Luxottica, almeno fino a sabato distesi e cordiali, ma che sono di merito e di metodo. Il merito, prima di tutto. Perché l’istituto che per decenni è stato camera di compensazione del potere industriale e finanziario italiano, da quando Nagel è diventato amministratore delegato nel 2008 si è impegnato a imboccare una strada diversa: meno partecipazioni da “salotto buono”, lasciando solo la quota del 13,2% in Generali e quella del 6,2% in Rcs, e più gestione industriale; meno intrecci con i soci e più operazioni di mercato; meno “patti di sindacato” (quello che governava piazzetta Cuccia si è dissolto due anni fa) e l’aspirazione di essere una “public company” all’italiana, dove i manager gestiscono e i soci li votano o meno a seconda dei risultati.

Adesso, invece, con un signore di 85 anni dal gloriosissimo passato e presente industriale, ma senza un grande visione finanziaria, che potrebbe arrivare al 20% dell’istituto – spiegano in Mediobanca – ci si troverebbe in un caso forse unico in Europa: «Quello di una banca che ha come azionista di maggioranza un industriale che non l’ha fondata». Se non è un film dell’orrore finanziario, per Mediobanca è almeno un film assai strano, con una trama inspiegabile.

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L’azionariato di Mediobanca e Generale (La Repubblica, primo giugno 2020)

Quelle stesse Generali che invece – si sgolano a ripetere in Mediobanca – hanno appena varato uno statuto in base al quale sarà il management a proporre la propria lista per il consiglio di amministrazione. Proprio come avviene in piazzetta Cuccia da alcuni anni e proprio per garantire che la gestione sia il più possibile svincolata da interessi particolari dei soci di maggioranza. Ora la prospettiva di un’operazione di fusione in Europa che molti attribuiscono alla strategia di Del Vecchio – stroncano sul nascere qualsiasi ambizione le voci di Mediobanca – finirebbe per somigliare a una vendita, visto che le Generali capitalizzano circa la metà della francese Axa e un terzo della tedesca Allianz.

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