Economia

Le promesse dei partiti sulle pensioni e sulla riforma Fornero

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Azzeramento della riforma Fornero; stop dell’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita; uscita possibile a quota 100 (tra età e contributi) o in alternativa dopo 41 anni di lavoro; aumento delle pensioni minime. Questo sono soltanto alcune delle promesse dei partiti sulle pensioni e sulla riforma Fornero che in campagna elettorale sono partite, per lo più facendo i conti senza l’oste e indicando coperture fantasiose quando non completamente sbagliate. Repubblica le riepiloga oggi in una tabella a corredo di un articolo firmato da Marco Ruffolo, nel quale si elencano anche i costi previsti:  17 miliardi per i Cinque Stelle, 24 per la Lega. Forza Italia, pur non proponendo la cancellazione totale della Fornero, presenta anch’essa un conto molto salato: 18 miliardi. Di gran lunga minore il costo della proposta targata Pd (1,5 miliardi), centrata sui giovani e sulle categorie più svantaggiate: gli stessi obiettivi di Liberi e Uguali, che però non ha ancora dettagliato il suo piano, e si oppone comunque all’adeguamento automatico alla speranza di vita.

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Le promesse dei partiti su pensioni e legge Fornero (La Repoubblica, 10 febbraio 2018)

In particolare, secondo Repubblica, ecco i problemi sulle coperture:

Lega e M5S propongono che si possa andare in pensione con quota 100, tra contributi e età, oppure dopo 41 anni di lavoro indipendentemente dall’età. Costo: 12 miliardi l’anno. Ma con l’abolizione della Fornero si tornerebbe all’età di vecchiaia precedente, per lo più a 65 anni, con un costo di 2,8 miliardi. L’intenzione è anche quella di fermare l’adeguamento dell’età di pensione alla speranza di vita (1,2 miliardi). E poi c’è il capitolo delle pensioni minime. M5S promette 780 euro netti al mese. Costo: 1,4 miliardi. La Lega, invece, aderisce alla proposta di Forza Italia che fissa la minima a mille euro al mese, ma solo per 850 mila persone, e che introduce la pensione per le casalinghe. Costo: 8 miliardi. Ecco come si arriva ai 17 miliardi per i Cinque Stelle e ai 24 per la Lega.

Difficile trovare le coperture. Il M5S ci prova, tirando fuori 12 miliardi dalle cosiddette “pensioni d’oro”: quelle oltre i 5 mila euro netti al mese, che però, per garantire quell’importo, dovrebbero semplicemente sparire. Vista l’impraticabilità della proposta (palesemente incostituzionale) i grillini l’hanno corretta in extremis proponendo di limitare il taglio alle pensioni d’oro non coperte dai contributi versati. Ma così, stima Cazzola, si risparmierebbero solo 200 milioni.

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