Economia

Quanto costa abolire la legge Fornero

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Carlo Cottarelli scrive su Repubblica oggi un editoriale in cui spiega quali siano i veri numeri della legge Fornero e quanto effettivamente costi abolire la legge Fornero, come ha cominciato a promettere la Lega di Salvini incassando, dopo un primo tentativo di gioco di parole, anche il sì di Forza Italia.

Quanto costa abolire la legge Fornero

In premessa Cottarelli, che è stato commissario alla spending review chiamato dal governo Letta, poi confermato e infine congedato dal governo Renzi, spiega che la riforma delle pensioni del decreto legge 201/2001 è la conclusione di una serie di interventi che a partire dagli anni Novanta cercarono di contenere l’aumento della spesa per pensioni. Tra parentesi, va ricordato che l’agganciamento dell’età di pensionamento alle aspettative di vita era preesistente alla legge Fornero, prima della quale si prevedeva che, grazie alle riforme già attuate, la spesa per pensioni sarebbe stata nel 2045 più o meno al livello del 2011 (circa il 15 per cento del Pil), riducendosi successivamente. Tra il 2011 e il 2045, però, la spesa avrebbe continuato a crescere per diversi anni prima di cominciare a scendere: c’era quella che si chiamava una “gobba” nel grafico della spesa per pensioni in rapporto al PIL.

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La legge Fornero e la “gobba” (fonte)

Uno degli effetti della legge Fornero è stato l’accelerazione dell’aumento dell’età di pensionamento e del passaggio al contributivo. La spesa per le pensioni con la riforma rimane costante rispetto al PIL per circa trent’anni. Spiega Cottarelli che il risparmio totale (cioè cumulato negli anni fino al 2060) rispetto alla situazione precedente veniva quantificato in circa 20 punti percentuali di Pil dalla Ragioneria Generale dello Stato, una cifra ragguardevole per un paese il cui debito pubblico è già così alto.

L’abolizione della legge Fornero e la realtà

Ecco perché, spiega Cottarelli, un’abolizione avrebbe effetti pesanti sul debito pubblico. Ma non è questo l’unico problema. Un altro è quello demografico: in una pubblicazione intitolata “Il futuro demografico del paese” dell’aprile 2017, l’Istat ha rivisto le proiezioni demografiche: l’Italia invecchia più rapidamente del previsto, sicché, anche dopo il dl 201/2011 il rapporto tra spesa per pensioni e Pil, costante sui livelli attuali fino al 2030, è ora previsto crescere di un punto di Pil tra tale data e il 2045. Insomma, si è creata una nuova, seppur più piccola, gobba.

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La legge fornero (Infografica AdnKronos)

C’è poi da dire che l’andamento del rapporto della spesa per pensioni rispetto al PIL è basato su ipotesi ottimistiche riguardo l’andamento del PIL, e, spiega ancora cottarelli, che “la crescita del Pil sia sostenuta da un continuo flusso di immigrati che si stabilizzino in Italia (150-160.000 all’anno nei prossimi decenni), un aumento del tasso di attività (il rapporto tra partecipanti al mercato del lavoro rispetto alla popolazione in età lavorativa crescerebbe dall’attuale 57 per cento al 67 per cento nel giro di 20-25 anni), un aumento delle nascite e quindi della forza lavoro (il numero di figli per donna salirebbe dall’attuale 1,35 a 1,55 entro il 2045) e, soprattutto, un aumento del tasso di crescita della produttività (che dallo zero che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni salirebbe all’uno e mezzo per cento)”.

Quali coperture per l’abolizione della legge Fornero

Secondo le stime del presidente Inps Tito Boeri l’abolizione della legge Fornero costerebbe fino a 140 miliardi nel 2020. Cancellare la Fornero si tradurrebbe infatti in un abbassamento di 2 o 3 anni degli attuali requisiti per accedere al pensionamento di anzianità o di vecchiaia. Secondo alcune stime, i flussi di pensionamento aumenterebbero di circa 80mila unità all’anno. Secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, cancellare la legge Fornero significa rinunciare a circa 350 miliardi di euro di risparmi cumulati fino al 2060. Il grosso del buco si realizzerebbe a medio termine, ovvero nel decennio 2020-30: periodo nel quale si sacrificherebbe a questa iniziativa circa un punto di Pil ogni anno, cioè 17 miliardi di euro, con un massimo di 1,4 punti nel 2020, ovvero 23,8 miliardi fra due anni.
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Per questo, conclude Cottarelli, bisogna trovare coperture credibili. Chi vuole abolire la legge Fornero sostiene che una maggiore crescita del PIL conterrebbe la crescita delle pensioni. La pressione sui conti pubblici dovrebbe essere compensata da maggiori tasse o tagli ad altri tipi di spesa (che già sono stati compressi negli ultimi anni visto che la spesa per pensioni è stata la parte di gran lunga più dinamica della spesa pubblica, incluso negli ultimi 10 anni). A meno di non voler scaricare tutto sul debito pubblico.