Economia

Pensioni, la fregatura della svalutazione dei contributi

Sul Corriere della Sera di oggi Enrico Marro parla della rivalutazione (svalutazione) dei contributi della pensionein atto a causa della recessione. Il problema nasce con la comunicazione del tasso di rivalutazione del montante contributivo, che, a causa della prolungata recessione che ha colpito l’italia, è negativo. L’esempio dell’articolo:

Per capire con un esempio, basti dire che su ogni 100mila euro di contributi versati se ne perdono 192. Il tasso elaborato quest’anno porta infatti per la prima volta il segno meno: -0,1927%. Il numeretto si calcola, ogni anno, in base alla legge Dini del 1995, sulla base dell’andamento del prodotto interno nominale del quinquennio precedente. Tale tasso si applica quindi al montante contributivo che serve a calcolare la pensione quando uno smette di lavorare. Al momento della riforma Dini nessuno poteva immaginare che l’economia avrebbe attraversato un ciclo recessivo lungo.

Ieri Libero aveva pubblicato una tabella a corredo di un articolo di Tobia Di Stefano che riepilogava i numeri della rivalutazione dei contributi per anno. Spiegava il quotidiano ieri che chi al 31 dicembre del 2013 aveva accumulato 150 mila euro di contributi sconterà un taglio di 289 euro (150.000 x0,1927:100), chi ne aveva messi da parte 100mila euro registrerà una perdita di 192,mentre chi poteva vantare un importo da 50 mila euro si ritroverà con una sforbiciata da 96.

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La tabella di Libero su pensioni e rivalutazione dei contributi, 7 novembre 2014

Ora, propone Marro, visto che l’Inps sta per chiedere al governo cosa fare, sarebbe corretto che si arrivasse a garantire almeno la parità del capitale nominale, senza quindi svalutare il montante (primo: non prenderle, come insegnava Nereo Rocco). Poi bisognerebbe correggere l’impostazione di fondo per garantirla dalle recessioni. Ma tutto questo quanto costerà?