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Così il PD di Martina si prepara a trattare con il M5S per il governo (all'insaputa di Renzi)

@alessandrodamato|

martina

Maurizio Martina, segretario reggente del Partito Democratico dopo le dimissioni di Matteo Renzi, ha pubblicato ieri su Facebook tre proposte da portare “in Parlamento e nel Paese”. Un’apertura a un governo assieme al M5S? Così la leggono in tanti, a cominciare dagli interessati che non esitano a definire la triade martiniana «una inziativa utile» (Danilo Toninelli,capogruppo grillino al Senato).

Così il PD si prepara a trattare con il M5S per il governo

I tre punti ruotano attorno al reddito di inclusione (non di cittadinanza), al salario minimo legale, proposta simile a quella del ministro del Lavoro virtuale 5 Stelle, Tridico; e reddito di sostegno alle famiglie, già sperimentato dai governi Renzi e Gentiloni e in atto nella vicina Francia. Un pacchetto “di sinistra”,rivolto ai ceti più disagiati, a quella larga fascia elettorale, in sostanza, che avrebbe determinato la perdita di consensi del Pd e l’ingrossamento di quelli pentastellati.

POVERTÀ. Allargare il Reddito di Inclusione per azzerare la povertà assoluta in tre anni e potenziare le azioni contro la povertà educativa;

FAMIGLIE. Introdurre l’assegno universale per le famiglie con figli, la carta dei servizi per l’infanzia e nuovi strumenti di welfare a favore dell’occupazione femminile, per ridurre le diseguaglianze e sostenere il reddito dei ceti medi;

LAVORO. Introdurre il salario minimo legale, combattere il dumping salariale dei contratti pirata anche valorizzando il Patto per la Fabbrica promosso dalle parti sociali. Tagliare ancora il carico fiscale sul costo del lavoro a tempo indeterminato per favorire assunzioni stabili con priorità a donne e giovani, norme per la parità di retribuzione dei generi

tre proposte pd

Un passo in avanti gigante, a vederlo da fuori. E infatti lo stesso Martina, intervistato da Giovanni Floris a DiMartedì, per tutta la serata esclude che il suo sia un modo per avvicinare il MoVimento 5 Stelle. Sostiene con vigore che i tre punti servono a mostrare al paese la linea del Partito Democratico e non ad aprire trattative. Eppure Martina dovrebbe essersi accorto che la campagna elettorale è finita e in ogni caso è ridicolo pensare di recuperare voti dicendo su Facebook quali siano le priorità. E dovrebbe aver anche notato che il compito del PD adesso è proporre in Parlamento le sue idee per trovare una convergenza politica allo scopo di approvarle, visto che non ha più la maggioranza.

Il Martina scongelato all’insaputa di Renzi

Il Fatto Quotidiano coglie la palla al balzo e in prima pagina sostiene che il PD si sta sciogliendo dopo 44 giorni di freezer. Il Messaggero intanto ci racconta la reazione interna al PD: «Sono i punti che abbiamo illustrato uscendo dai colloqui al Quirinale», sminuisce subito Matteo Orfini, tra i più decisi a porre disco rosso rossissimo a ogni intesa con il M5S. «Sono tre punti rivolti a chiunque avrà l’incarico», sminuisce a sua volta Andrea Marcucci, il renzianissimo capogruppo dem al Senato. «Sono punti a responsabilità di Martina medesimo», chiude Ettore Rosato.

partito democratico fatto

La sensazione è che Martina sia quindi considerato – e non potrebbe essere altrimenti visto che non è stato legittimato dal voto – una figura di ripiego con scarsa autorità nel partito, visto che i renziani si affrettano a smentirlo tranquillamente senza paura di conseguenze. D’altro canto Martina è esattamente questo: ha minacciato le dimissioni all’epoca della trattativa per i capigruppo senza fare paura a nessuno (anzi, raccontano le cronache, ricevendo l’invito ad andarsene). I renziani gli preferiscono Rosato come prossimo segretario. L’opposizione interna al Partito Democratico non si fida di lui perché non ha mai dato prova di autonomia dal renzismo.

Il nome di Sabino Cassese

Eppure Repubblica in un articolo a firma di Tommaso Ciriaco fa sapere che l’iniziativa di Martina potrebbe servire all’interno di un quadro in cui il Partito Democratico si prepara a trattare con il MoVimento 5 Stelle dopo la chiusura di uno dei due forni minacciata ieri da Luigi Di Maio: quello aperto con la Lega ma impossibile da frequentare per il fatto che alla cassa è presente ancora Silvio Berlusconi e non ha intenzione di andarsene. Lo scenario a cui lavorerebbe Martina insieme ad altri nel Partito Democratico è l’ipotesi di offerta di Palazzo Chigi al costituzionalista Sabino Cassese:

Ma c’è un’incognita che può modificare lo scenario nelle prossime settimane. Ruota attorno alla figura del costituzionalista Sabino Cassese. Dopo il mandato potrebbe toccare a lui, così circola insistentemente in Parlamento, esplorare le possibilità di un’intesa tra Casaleggio associati e Pd. Per costruire quella “no man’s land”, una “terra di nessuno” e dunque neutrale, che permetta l’incontro tra due mondi che si sono combattuti fino a ieri. Il nome di Cassese, a dire il vero, circola per qualche ora anche alla vigilia dell’incarico, come una pedina capace di sparigliare la scacchiera. I

pd trattare governo

Il dato più rilevante, in ogni caso, è che cresce la pressione politica per far scendere in campo un facilitatore dei rapporti tra i grillini e i dem, immaginando un identikit che calza a perfezione con quello dell’ex giudice della Consulta. Che si trasformi poi anche nella personalità chiamata a gestire un eventuale governo, oppure soltanto in un ambasciatore di alto profilo per suggellare un patto, conta relativamente. Il punto è che lo scenario escluso dopo il 4 marzo sembra adesso un’ipotesi concreta.

Cassese potrebbe essere l’uomo della trattativa che permette di suggellare un patto tra PD e M5S o il premier giusto per un esecutivo con ministri d’area ma non organici, tutti “tecnici” che potrebbero ricevere la fiducia del Partito Democratico o del MoVimento 5 Stelle una volta cadute le ambizioni di Luigi Di Maio. Ed è propro qui il punto: ma quando mai cadranno?