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Il patto di Salvini con la lobby delle armi

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L’11 febbraio scorso Matteo Salvini ha visitato la fiera delle armi di Vicenza e, nell’occasione, ha firmato un impegno con i rappresentanti della lobby delle armi per consultare il Comitato Direttiva 477 ogni volta che arrivano in discussione in Parlamento provvedimenti sulle armi. Il Comitato Direttiva 477, spiega il suo presidente Giulio Magnani, è «un’associazione che tutela i privati cittadini che hanno armi da fuoco. In Italia rappresentiamo la Firearms United (confederazione europea dei possessori di pistole, ndr) e collaboriamo con Anpam, Conarmi e Assoarmieri». Cioè le più importanti sigle dei fabbricanti di armi, un settore che vale più o meno lo 0,7 % del Pil (2.500 imprese, tra indotto e produzione, 92.000 occupati) e si rivolge a 1,3 milioni di titolari di licenza. Ne parlano oggi Marco Mensurati e Fabio Tonacci su Repubblica:

L’intestazione del foglio firmato da Salvini, in qualità di candidato premier e a nome dell’intera Lega, recita: «Assunzione pubblica di impegno a tutela dei detentori legali di armi, dei tiratori sportivi, dei cacciatori e dei collezionisti di armi». La firma è stata messa durante la sua partecipazione all’Hit Show di Vicenza, la più importante fiera delle armi del nostro Paese. Almeno altri 12 candidati (8 della Lega, 2 di Fratelli d’Italia e 2 di Forza Italia) hanno condiviso quel documento.

La cosa, però, è passata inosservata, perché i media si sono concentrati sulla scelta di consentire ai bambini l’accesso ai padiglioni dove erano esposti fucili e pistole. Oggi però, torna di attualità. E non solo per l’imminente discussione del disegno di legge della Lega sulla legittima difesa, il cui senso è già stato anticipato dal ministro dell’Interno («il cittadino che si difende non deve essere processato»). In agenda ci sono altre due scadenze fondamentali per la lobby delle armi.

 

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Il patto sottoscritto da Matteo Salvini e altri eletti (La Repubblica, 16 luglio 2018)

Con il documento (punto 8) Salvini si è vincolato «a tutelare prioritariamente il diritto dei cittadini vittime di reati a non essere perseguiti e danneggiati (anche economicamente ) dallo Stato e dai loro stessi aggressori». È l’interesse di chi vuole difendersi in casa propria o nel proprio negozio, sparando. Il caso Stacchio, per capirci.

Il disegno di legge leghista depositato in Commissione Giustizia al Senato modifica l’articolo 52 del Codice penale, introducendo proprio la «presunzione di legittima difesa» a cui si può appellare «colui che compie un atto per respingere l’ingresso o l’intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario (…) con violenza o minaccia di uso di armi di una o più persone, con violazione di domicilio». In soldoni, viene cancellata la necessità di dimostrare la proporzionalità tra difesa e offesa. Si spara, e poi si vede. Casualmente, è ciò che ha chiesto il Comitato.

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