La macchina del funky

Il Partito Democratico dei Furbi

matteo renzi lavoro di cittadinanza

Antonio Polito sul Corriere della Sera oggi scrive un editoriale durissimo sul Partito Democratico e sulla “furbizia” e “spregiudicatezza” che ha caratterizzato gli anni di governo e di potere di Matteo Renzi, attaccando anche il presidente della Fondazione Open:

Non c’è davvero bisogno di aspettare che la giustizia faccia il suo corso per vedere quanto diffusa e ormai quasi accettata sia diventata la commistione tra affari e politica nel nostro Paese, innanzitutto nel partito di governo, il Pd. Si è negli anni indebolito l’argine morale e deontologico, e si è spesso oltrepassato il limite della decenza, nel nome di una presunta modernità. La furbizia e la spregiudicatezza sono diventati requisiti del buon politico, soprattutto se giovane e dunque dinamico, insofferente dei vecchi riti. Ma se le regole basilari di buona condotta non vengono più rispettate, un po’ alla volta si apre la strada, consapevolmente o perfino inconsapevolmente, alle degenerazioni.
Facciamo un esempio. Se si chiede all’avvocato Alberto Bianchi di presiedere la fondazione che raccoglie fondi per Matteo Renzi, gli si deve anche chiedere di mettere fine ai suoi rapporti di lavoro (parcelle per 290 mila euro in quattro anni) con un’azienda come Consip che assegna appalti pubblici, perché è esposto al sospetto di non essere neutrale nei confronti di chi gli ha versato dei contributi. Altrimenti si aggrava il rischio che qualche imprenditore ci provi, versando soldi e poi chiedendo favori in cambio. Magari all’amministratore delegato della Consip, nominato da quello stesso potere politico su base fiduciaria, il quale ha ammesso in un interrogatorio di aver subito pressioni e ricatti.

tiziano renzi giglio magico
I protagonisti dell’inchiesta Consip (La Repubblica, 2 marzo 2017)

Polito poi calca la mano tornando anche sul tesseramento “allegro” del PD napoletano e sull’evergreen Denis Verdini:

Un altro esempio: se si inserisce surrettiziamente Verdini e il suo gruppo di fuoriusciti da Forza Italia nella maggioranza di governo, come fece il governo Renzi, con che autorità si può poi impedire a tanti politici locali di fare avanti e indietro tra centrodestra e Pd (due di loro, a Napoli e a Castellammare di Stabia, comprando tessere a pacchi, in contanti o con la carta Poste Pay)? E se, sempre restando a Napoli, il consigliere comunale che dava un euro a testa agli elettori fuori dal seggio per far vincere il suo candidato alle primarie viene poi assolto dalla commissione di garanzia perché il suo comportamento «non era inappropriato», come si può pretendere che gli affaristi non affluiscano al Pd, riconoscendolo come un luogo dove si può scalare il potere per fare affari?
Non deve trattarsi solo di Napoli, se è vero ciò che ha scritto Francesco Grignetti sulla Stampa, e cioè che al circolo Pd dei Renzi, a Rignano, vanno a iscriversi a frotte anche dai comuni vicini, come se fosse una Medjugorje del potere.

Leggi sull’argomento: Luigi Marroni e il punto debole dell’inchiesta Consip