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Luigi Marroni e il punto debole dell'inchiesta Consip

luigi marroni

Alfredo Romeo ieri ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere e il suo interrogatorio con i PM che indagano nell’inchiesta Consip è saltato. Dal carcere ha fatto sapere che lui Tiziano Renzi non lo ha mai conosciuto. E ha chiesto la revoca della misura cautelare,perché,insiste, «sono io la vittima del sistema che gira intorno alle commesse della Centrale acquisti della pubblica amministrazione».

Luigi Marroni e il punto debole dell’inchiesta Consip

Dall’altra parte della barricata la difesa di Tiziano Renzi ha iniziato oggi le indagini difensive spedendo all’ad di Consip Luigi Marroni l’invito a rendere dichiarazioni sull’inchiesta che vede indagato anche il padre di Matteo. L’avvocato Federico Bagattini ha spiegato: “L’invito è stato mandato a Luigi Marroni perché c’è la necessità che spieghi tutta una serie di circostanze che ci risultano diverse da come sono state rappresentate”. Al momento Luigi Marroni è la sola persona convocata dal legale di Tiziano Renzi per questa attività. La convocazione è per un colloquio nello studio del legale fiorentino da fissare nei prossimi tempi. In questa fase, secondo quanto emerge, l’interesse della difesa di Tiziano Renzi è molto concentrato sulla necessità di approfondire le circostanze verbalizzate da Marroni agli inquirenti. Nella prassi delle indagini difensive le persone chiamate a riferire fatti possono accettare di farlo, ma possono anche ignorare l’invito.

alfredo romeo inchiesta consip
L’articolo del Fatto su Marroni e l’inchiesta Consip

Ma la mossa della difesa di Renzi è importante perché va a toccare il punto debole dell’inchiesta Consip. Ovvero la posizione di Luigi Marroni, che è il teste chiave dell’accusa contro Luca Lotti e il generale Emanuele Saltalamacchia e ha un ruolo anche nelle accuse sollevate nei confronti di Tiziano, ma allo stesso tempo rimane a capo della Consip, confermato dopo le notizie sull’inchiesta dal ministero dell’Economia. Spiega oggi Marco Lillo sul Fatto:

Ora Marroni è posto davanti a un bivio. Cosa farà l’amministratore delegato voluto da Matteo Renzi quando sarà chiamato a accusare di nuovoil babbodi Renzidavanti allasuadifesa? Dirà semplicemente: ‘confermo tutto quello che ho già detto ai pm’ oppure smusserà le parole a beneficio di Lotti e Tiziano, ma in ultima analisi facendo un favorone al leader che lo ha voluto lì? Marroni sta ancora su quella poltrona dopo lo scandalo che riguarda Consip solo grazie al ministro Pier Carlo Padoan, nominato dalla stessa persona che di fatto ha voluto lui, cioè Matteo Renzi.
Ora è chiamato dalla difesa di Renzi senior a confermare o smentire dichiarazioni che sono l’architrave dell’accusa in entrambi i filoni di indagine: la soffiata istituzionale che ha bruciato l’inchiesta e il traffico di influenze sul mega appalto Consip da2,7 miliardi che è il cuore di questa vicenda. La mossa difensiva dell’avvocato di Tiziano Renzi, Federico Bagattini, punta al cuore del teorema accusatorio e rende ancora più evidente la situazione paradossale. Il ministro Luca Lotti accusa di fatto Marroni di essere un calunniatore solo sui giornali ma non lo denuncia. Anche Tiziano Renzi sostiene che il manager pubblico ha mentito sugli incontri con lui. Eppure Marroni, il “traditore-calunniatore” resta al suo posto.

Nell’identica situazione si trova anche Filippo Vannoni, presidente della toscana Publiacqua, la cui situazione ha però connotati di surreale ancora più clamorosi. Davanti ai giudici prima ha sostenuto di non ricordare come è venuto a sapere dell’inchiesta Consip ma quando i magistrati Henry John Woodcock e Celeste Carrano gli hanno letto il verbale dell’ad di Consip ha detto: “Fu Luca Lotti a dirmi che c’era una indagine su Consip, dicendomi di stare attento”. E ha dichiarato anche che a dargli un allarme “generico” sulla Consip fu Matteo Renzi.

Ritrattare o non ritrattare?

Lotti durante l’interrogatorio ha detto di aver incontrato due volte Vannoni il 21 dicembre, quando il presidente di Publiacqua stava andando a testimoniare a Napoli e al ritorno, quando si ferma a Palazzo Chigi per parlare proprio con Lotti:

Dice a verbale Lotti: il pomeriggio del 21, mentre “stavo rientrando in ufficio, ho trovato Vannoni, voleva parlarmi”. Vannoni, prosegue Lotti, “imbarazzato e con modi concitati, mi ha informato di essere stato sentito da Woodcock a Napoli e di avergli riferito di aver ricevuto da me informazioni riguardo l’esistenza di indagini su Consip; alle mie rimostranze circa la falsità di quanto affermato, lui ha ammesso di aver mentito e quando ho chiesto il perché si è scusato in modo imbarazzato, ottenendo una mia reazione stizzita, tanto da avergli detto ‘non ti do una testata per il rispetto del luogo nel quale siamo’, congedandolo”.

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Luca Lotti

Sulla veridicità di questa ricostruzione l’ultima parola spetta ai giudici, ma qui il punto è un altro. Se Luigi Marroni o Filippo Vannoni ritrattassero le loro accuse le indagini si scioglierebbero come neve al sole. D’altro canto lo stesso Marroni non si trova in una posizione esattamente solida: nei verbali ha ammesso di aver avuto pressioni per gli appalti da tanti tra gli indagati, come Carlo Russo. Ma non ne ha mai parlato con i magistrati prima della sua convocazione a Napoli. E c’è anche qualcosa da dire a proposito di Romeo, di cui i legali hanno presentato un’istanza di scarcerazione che mette in discussione l’utilizzabilità dei pizzini su cui, secondo l’impianto accusatorio, Romeo avrebbe segnato cifre e iniziali dei soggetti a cui erano dirette le sue dazioni di denaro (tra cui anche due in cui sarebbe citato il padre di Renzi). “Non sono state rispettate le regole previste dal codice di procedura penale nella gestione delle prove a carico e per questo presenteremo anche ricorso al tribunale del Riesame”, dicono gli avvocati. Se cade l’elemento di prova, probabilmente l’intera accusa potrebbe fare la stessa fine.

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