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Paolo Berdini, assessore commissariato (dalla Raggi)

paolo berdini

Paolo Berdini non voleva presentare le dimissioni, come raccontavano ieri all’inizio le agenzie di stampa. L’assessore all’urbanistica della Giunta Raggi però sta vivendo un commissariamento di fatto e rischia di essere sollevato dall’incarico. Tutto parte da una riunione di lunedì mattina alla quale non partecipa proprio Berdini, ma ci sono il vicesindaco Daniele Frongia e l’assessore al bilancio Andrea Mazzillo oltre a Virginia Raggi.

Paolo Berdini, assessore commissariato (dalla Giunta Raggi)

E nella riunione, che dovrebbe essere dedicata allo stadio della Roma, l’argomento principale diventa subito Berdini. E non solo per lo stadio. Dallo stop alla riqualificazione delle torri dell’Eur alla prosecuzione della metro C verso Corviale l’assessore è la pietra dello scandalo della Giunta. Berdini è dipinto come troppo autonomo (ma questo lo si sapeva già prima di nominarlo) e incapace di prendere decisioni collegiali. Sullo stadio, poi, la pantomima scatenata dall’assessore in Regione Lazio e in ogni luogo pubblico in cui possa presentarsi è ormai irritante è basta. La Giunta Raggi ha infatti a disposizione uno ed un solo strumento per bloccare il progetto, sul quale l’A.S. Roma può approntare solo modifiche marginali (ridurre la cubatura delle Torri) ma non sostanziali (non costruirle più) perché ne va dell’equilibrio economico dell’opera. L’Aula Capitolina può votare per togliere il pubblico interesse allo stadio, facendo saltare la conferenza dei servizi ed esponendosi al rischio di azioni risarcitorie direttamente sui consiglieri; oppure dovrà aspettare ed accettare l’ok che deve tassativamente arrivare prima della fine di marzo. In questo clima è nata la riunione di venerdì, nella quale, scrive Giovanna Vitale su Repubblica,  hanno partecipato “due avvocati esterni, presentati come amici di Mazzillo: in punto di diritto — spiegano — il via libera dato a suo tempo dall’amministrazione Marino si può revocare. Lo stesso film delle Olimpiadi. La sindaca ascolta, poi sollecita ai legali un parere scritto, chiedendo di raccordarsi con l’avvocatura capitolina. La quale però ha finora sostenuto il contrario: sullo stadio non si può più tornare indietro”.
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In attesa della decisione sul punto la discussione nella riunione si sposta su Berdini. Il quale anche nelle ultime intervista ha tenuto a puntualizzare sulla situazione dello stadio, parlando in prima persona: «Io non mollo». Io, appunto. Non la giunta. Ieri mattina Berdini apprende la notizia della riunione ma non la prende molto bene. Esce una prima un’agenzia che lo dà vicino all’uscita dalla giunta, «pronto allo strappo». Uno scenario plausibile. Il Messaggero racconta che chi ieri mattina ha parlato con l’assessore lo ha descritto «infuriato con la maggioranza, e non solo con quella». «Cosa devo fare? Io me ne vado, non posso essere trattato così», sono gli sfoghi di Berdini.

Berdini e lo stadio della Roma

Ma il vento sta cambiando davvero in Campidoglio. Oggi, per una serie di convergenze politiche, lo stadio della Roma rientra perfettamente nei parametri dell’amministrazione, che è senza soldi in cassa ed reduce dai No ad Olimpiadi e referendum. Ora serve un Sì, insomma. Seppure con qualche piccola modifica sul progetto varato ai tempi di Marino. In più, spiega Andrea Arzilli sul Corriere, ci sono altre problematiche che suggeriscono un atteggiamento più mite:

In più stavolta un semplice no politico non basterebbe a fermare l’opera, come fu a settembre per i Giochi 2024. Sfilarsi da un progetto ormai in stato avanzato e già vidimato dal Comune sotto la gestione Marino, potrebbe costare assai caro al Campidoglio: centinaia di milioni di euro che, in teoria, i soggetti proponenti (Parnasi e la Roma) potrebbero reclamare davanti ad un giudice in caso di improvviso diniego.
Per questo la posizione intransigente di Berdini non è oggi più conciliabile con le esigenze del Comune più in vista d’Italia. E sempre più a rischio polemiche: «Con 3000 emendamenti dei Cinque Stelle sulla legge che dà più poteri a Roma si blocca la devoluzione — la nota del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, sull’applicazione della legge Delrio —. Se non si vogliono i poteri ritiriamo la legge. Un altro no e per Roma sarà un altro colpo».

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Il progetto dello stadio della Roma (da stadiodellaromafaq)

Ecco perché Berdini è commissariato. E oggi nella riunione con i proponenti (Parnasi e l’A.S. Roma) ha davanti a sé due scelte: o rimangiarsi tutto quello che ha detto in tanti interventi registrati finiti sul web a proposito di inventate «speculazioni edilizie» (un tema su cui anche Frongia è arrivato a più miti consigli dopo qualche batosta) o finire escluso dal progetto prima e dalla giunta poi. La sindaca ha avocato a sé il dossier. Intanto in Campidoglio gira già il nome di chi potrebbe prenderne il posto per non lasciare un’altra casella vacante. Stando ai rumors che si rincorrono in queste ore, il nome in questione sarebbe quello di Emanuele Montini, in passato nel tavolo per l’urbanistica del M5S e uomo fidato del vicesindaco Daniele Frongia. Ma il suo nome rischia di creare nuove crepe nel MoVimento. Un passato di peso nella giunta Rutelli e da coordinatore nazionale di Italia Nostra, Montini è stato anche a capo del legislativo del gruppo M5S alla Camera. Allontanato, si racconta nei corridoi di Montecitorio, con l’accusa di avere la mano pesante e la penna rossa facile sulle interrogazioni dei deputati grillini. Ecco perché il suo nome rischia di consolidare la frattura esistente tra il Campidoglio e i parlamentari M5S, che ormai non nascondono più le distanze con Palazzo Senatorio. Il nome di Montini -per ora solo un’indiscrezione visto che Berdini è ancora in sella all’Urbanistica- è già rimbalzato alla Camera e al Senato, destando nuove preoccupazioni tra i parlamentari 5 Stelle. E l’assessore è assente alla riunione congiunta delle commissioni Bilancio e Urbanistica che si sta svolgendo in Campidoglio. Berdini, il cui telefono risulta staccato da ore, non si è presentato all’appuntamento istituzionale che si sta svolgendo in Sala delle Bandiere all’indomani della notizia di una sua prossima uscita dalla giunta che dopo 24 ore non è stata smentita ufficialmente dal Campidoglio.