Politica

Paola Taverna sta con i ribelli M5S

Nell’assemblea dei senatori che precede la congiunta il documento trova il plauso anche di Paola Taverna. A nulla serve l’annuncio di Vito Crimi che prevede un cambio nella gestione delle restituzioni

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Mentre Il Fatto Quotidiano racconta che Luigi Di Maio è pronto a lasciare la guida del MoVimento 5 Stelle a un nuovo organo collegiale che faccia rivivere i “fasti” del famigerato direttorio, il documento presentato da tre senatori “ribelli” M5S riceve il plauso di una big del calibro di Paola Taverna. Racconta oggi Il Messaggero:

La scossa arriva nel giorno del documento dei senatori M5S. Emanuele Dessì, Primo Di Nicola e Mattia Crucioli in cinque punti chiedono una svolta al M5S:si passa dalla divisione dei ruoli tra partito e governo (chiaro riferimento a Di Maio) fino alla messa in discussione della piattaforma Rousseau. Nell’assemblea dei senatori che precede la congiunta il documento trova il plauso anche di Paola Taverna. A nulla serve l’annuncio di Vito Crimi che prevede un cambio nella gestione delle restituzioni: le eccedenze non andranno più a Rousseau, ma a un fondo di microcredito.

E, come spiegato dal notaio del M5S Stefano Tacchini su Il Messaggero, il conto dove arriveranno i soldi dei parlamentari sarà intestato a una persona giuridica e non più a Di Maio, Patuanelli e D’Uva. Queste aperture, seppur di sostanza, non servono però a placare gli animi delle truppe grilline che ormai hanno messo nel mirino Di Maio. In serata durante l’assemblea congiunta è arrivato l’affondo dei ribelli:  «Il capo politico non può fare anche il ministro. Non basterebbe Superman. Servono forze dedicate al lavoro interno del Movimento», mette a verbale Mattia Crucioli.

di maio m5s

Emanuele Dessì in assemblea legge i cinque punti del documento davanti a Di Maio. «Se servono – confida il senatore siamo pronti a raccogliere molte più firme, ma adesso non possiamo destabilizzare così il governo». Non è una mozione di sfiducia, ma di indirizzo: è questa la tesi, bonaria, che circola tra la fronda. Anche se l’accerchiamento del capo politico è sempre più ampio.«Bisogna superare il modello che vede una struttura solo con capo politico», attacca per esempio Luigi Gallo, presidente della commissione cultura della Camera e considerato molto vicino a Roberto Fico.

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