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Oscar Giannino via da Radio24: «Un giornalista deve avere il diritto di rompere le scatole se un politico inventa i numeri»

@Giovanni Drogo|

«L’azienda è libera di congedarmi, non è questo il punto. Io credo di aver aumentato gli ascolti con i miei programmi». Oggi è l’ultima puntata de La versione di Oscar, domani sarà l’ultima puntata de I conti della Belva, e Oscar Giannino concluderà la sua decennale esperienza con Radio 24. Si apre con The End dei Doors, quanto mai adatta sia alla fine di un ciclo che al ciclo economico che stiamo vivendo.

Giannino e la rivendicazione del giornalismo “scomodo”

Ma Giannino non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalle scarpe.  Rivendicando soprattutto il suo diritto ad interrompere «se un politico intervistato si inventa i numeri». E guarda caso nelle ultime puntate di 24 Mattino – Morgana e Merlino sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio si sono fatti intervistare alle 7.30 quando lui non era in studio «chissà, forse alle otto avevano degli impegni» chiosa Giannino. Che non dimentica il suo passato ed anzi chiede scusa per quella faccenda delle lauree inventate: «essendo uno che ha sbagliato sui titoli di studio devo stare tre volte più attento».

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L’inizio dell’ultima puntata de La versione di Oscar è tutta incentrata sul ruolo del giornalista e dell’informazione che per Giannino – che cita Mattarella –  è «per i governati e non per i governanti». In questo senso, spiega, il suo è un «giornalismo di rottura di scatole». Non un giornalismo che si presta semplicemente a porgere il microfono al politico di turno per fargli recitare il copione e amplificare il messaggio. Ma il giornalismo, i giornali e le radio non sono le pagine social di leader di partito, ministri e politici, hanno una funzione e un ruolo diverso. Ma se i mezzi di informazione non esercitano il loro ruolo di “rompi scatole” quando hanno a che fare con chi ci governa a rimetterci è la credibilità dei giornali.

Giannino si congeda dagli ascoltatori e rinuncia a fare polemiche con l’editore

Non sono certo delle cose nuove. Pensiamo ad esempio a tutta la polemica sulle interviste apparecchiate e sulla mancanza di un confronto diretto tra i politici in televisione. Ora la situazione si è un po’ risolta, non c’è più il parlamentare di turno che parla da solo senza un contraddittorio (o con il giornalista “amico”). Ma anche oggi è difficile assistere ad un talk show dove siano contemporaneamente presenti esponenti della Lega e del M5S, ovvero dei due partiti di governo che spesso hanno idee diverse.

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Giannino lo chiama mercato degli ospiti politici. La politica decide in maniera scientifica chi mandare e dove a seconda delle convenienze: «Casalino decide se mandarmi un 1-2-3-4 livello del suo partito, e decide chi mandarmi a seconda di quanto gli rompo i coglioni e il mio editore mi dice io li voglio in radio perché gli rompi i coglioni». Qual è la missione del sistema informativo? «Se davanti ad un fatto o una domanda precisa un politico non mi risponde io ritengo che sia il mio dovere insistere» dice Giannino.

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La trasmissione si conclude con un saluto da parte di Giuseppe Cruciani, amico fraterno, al quale Giannino risponde «a testa alta e culo stretto» e con un ringraziamento alla comunità degli ascoltatori della trasmissione «Un ringraziamento vero a tutti voi perché siamo cresciuti insieme in questi dieci anni e a tutti coloro che mi hanno stimolato nella vita come non mi era mai successo». Tra poco – annuncia Giannino – «Barisoni annuncerà il nome di chi in parte mi sostituirà». Riguardo al futuro del conduttore e fondatore di Fare invece ancora non si sa, forse verrà rivelato domani durante l’ultima puntata de I conti della Belva?

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