Economia

Perché l'OREF ha bocciato il bilancio di Raggi e Lemmetti

Se n’è accorta anche Federica Tiezzi della contraddizione: «Siamo arrivati a questo punto, nel M5S chiedono le mie dimissioni dicendo che sono indagata e il giorno prima difendevano la Raggi nonostante la richiesta di rinvio a giudizio della Procura. Una cosa un po’ paradossale». La presidente dell’Organo di Revisione Economica e Finanziaria del Campidoglio torna a parlare con il Messaggero nonostante i 5 Stelle abbiano puntato il dito contro le sue dichiarazioni ai giornali dopo la bocciatura del bilancio consolidato presentato dalla Giunta Raggi che ha visto l’esordio con il botto di Gianni Lemmetti.

Perché l’OREF ha bocciato il bilancio di Raggi e Lemmetti

Il MoVimento 5 Stelle Roma si è schierato compatto nell’accusare la Tiezzi di essere indagata e nel chiederne addirittura le dimissioni. Lei non sembra molto impressionata e ribatte colpo su colpo: «Mi faccia dire una cosa, per me i pm non hanno chiesto il rinvio a giudizio». È una frecciatina alla Raggi? «No, è un dato di fatto. Facendo i commercialisti, a volte può capitare di essere coinvolti in questo tipo di situazioni. Mi difenderò. Ma cosa c’entra col mio ruolo di revisore dei conti del Comune? E che c’entra mio marito?» Non si dimette, insomma? «Ma ci mancherebbe. Ho fatto solo il mio lavoro. Se in Comune non sono stati capaci a redigere due bilanci non è colpa nostra».

federica tiezzi oref
Il bilancio 2016 del Comune di Roma (Il Messaggero, 30 settembre 2017)

Ma la parte più interessante riguarda i problemi del bilancio consolidato che l’OREF ha voluto mettere a nudo nella sua relazione: «La riconciliazione dei debiti e dei crediti tra il Campidoglio e le sue partecipato non è completa e quindi, ad oggi, non corrisponde al vero. Le sembra un giudizio politico? Poi noi come revisori siamo estratti a sorte dalla Prefettura, sono capitata qui per caso. La verità è che in Comune se lo sarebbero dovuti aspettare». E perché? «Erano mesi che scrivevamo che questo lavoro per conciliare i debiti e i crediti non riconosciuti andava fatto e alla svelta. Hanno iniziato solo due mesi fa, ma era una partita da svariate centinaia di milioni. Anche il ragioniere generale ha dato un parere con riserva».

I conti che non tornano in Campidoglio

Insomma, l’OREF dice che i conti, semplicemente, non tornano. Nella triangolazione tra il Campidoglio e le due controllate Ama (rifiuti) e Atac (trasporti), non si riesce a capire il dare e l’avere, spesso non è neppure specificato chi deve cosa e a chi, se a certi ricavi delle aziende corrispondano poi altrettanti costi per la controllante. E viceversa. Spiega oggi Giovanna Vitale su Repubblica:

«Sulla base di dati e numeri abbiamo costatato che c’è quanto meno un saldo di circa 300 milioni di euro che non si sa a chi imputare», ha spiegato ieri in Aula Giulio Cesare il revisore Marco Raponi. «Si tratta tutte quelle poste che non si sa se debbano essere imputate a una partita o a un’altra, o se siano reali».
Un discorso che deve aver convinto (e preoccupato) la stessa maggioranza grillina. Con l’emendamento scritto a mano e depositato al volo prima del varo del consolidato, i consiglieri cinquestelle hanno infatti disposto «di procedere, entro e non oltre il termine dell’esercizio finanziario in corso», dunque entro il 31 dicembre di quest’anno, «a porre in atto i provvedimenti necessari ai fini della riconciliazione delle partite debitorie e creditorie delle partecipate Ama e Atac». Una correzione last minute per evitare guai, evidentemente. Perché i conti, alla fine, non sono tornati neppure a loro.

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E dei conti che non quadravano si è accorto anche Luigi Botteghi, arrivato a maggio alla Ragioneria del Campidoglio da Rimini, visto che ha scritto non più di una settimana fa: «In considerazione del disallineamento dei dati fra Roma Capitale e le società facenti parte del perimetro di consolidamento», il parere (obbligatorio) che si esprime è sì «favorevole», ma «condizionato in ordine alla regolarità contabile della proposta di deliberazione in oggetto».

Gianni Lemmetti furioso, Mazzillo gongola

«I crediti elisi ammontano al 30% in Atac e al 70% in Ama. Ci stiamo muovendo nel rispetto delle norme. Abbiamo tempo fino al 31 dicembre per perfezionare le partire che non hanno ancora trovano una perfetta corrispondenza». Si tratta di «qualche milione», ammette Lemmetti con il Corriere della Sera Roma dopo aver dato il via agli attacchi nei confronti dell’OREF ieri pomeriggio con uno status su Facebook. A leggere il documento, le riserve si concentrano sulle partite intercompany, ovvero la riconciliazione debiti-crediti tra le municipalizzate che l’organismo di controllo ritiene «incomplete».
gianni lemmetti oref
Intanto con la bocciatura del consolidato si fa rivedere Andrea Mazzillo, il predecessore di Lemmetti cacciato in malo modo dalla Giunta Raggi. Il defenestrato che conta di rientrare in partita alle Regionali non crede che si possano accusare i revisori di strumentalizzare il proprio ruolo per ostacolare la giunta Cinque Stelle: «Non stanno facendo politica, si limitano a rilevare le criticità che dovranno essere recepite». Chissà se questo Mazzillo è parente di quel Mazzillo che quando l’OREF bocciò il suo bilancio fece le stesse accuse di Lemmetti all’organo “di garanzia”. Ma la parte più divertente della vicenda è che ieri i 5 Stelle sono andati compatti all’attacco dell’arbitro cornuto via agenzia di stampa ma quando si è trattato di votare il bilancio consolidato hanno presentato un emendamento e un ordine del giorno che impegnano la giunta a mettere ordine tra i conti entro fine anno. Proprio come chiesto dall’Oref.