Economia

Perché l’Italia non sa più crescere

Marco Ruffolo su Repubblica pubblica oggi un’analisi dei numeri dell’OCSE sulla crescita nei paesi membri, che decretano che l’Italia è l’unico Paese tra quelli del G7 che invece di accelerare subisce una frenata del proprio Pil: dallo 0,3 allo 0,2% tra il primo e il secondo trimestre 2018, contro un leggero aumento dallo 0,5 allo 0,6% dell’area Ocse.

Oltre agli effetti del neoprotezionismo, c’è un caso tutto italiano che, secondo i principali istituti di ricerca, affonda le radici nell’incertezza della politica economica. Incertezza nata durante una campagna elettorale carica di promesse, e cresciuta ora intorno alla prossima manovra autunnale, tanto da spingere Giovanni Tria a dichiarare che lo scopo della visita «non è cercare compratori per i titoli del debito pubblico».

«Non abbiamo questo problema, il debito è sostenibile e lo spread tornerà a scendere. Gli investitori cinesi valuteranno se acquistare i titoli italiani esattamente come faranno gli investitori di altri Paesi o quelli italiani. Fino ad oggi – ha detto Tria – chi lo ha fatto non si è pentito e sono fiducioso che il giudizio positivo sulla stabilità finanziaria dell’Italia si rafforzerà nel momento in cui si concretizzerà la politica di bilancio del governo».

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La crescita nei paesi OCSE (La Repubblica, 28 agosto 2018)

Non sembra plausibile, tuttavia, che il tema di un possibile acquisto di nostri titoli di Stato (soprattutto se lo spread dovesse ulteriormente salire, e in vista della fine degli aiuti targati Bce), non rientri nei prossimi colloqui del ministro dell’Economia a Pechino e a Shanghai.

Non si spiegherebbe altrimenti la presenza nella delegazione italiana, oltre all’ad di Cassa depositi e prestiti Fabrizio Palermo, del vicedirettore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, della responsabile dei rapporti finanziari internazionali del Tesoro, Gelsomina Vigliotti, e dei vertici del dipartimento per l’emissione e il finanziamento del debito pubblico. Né si capirebbe il senso dell’incontro previsto con il governatore della Banca centrale cinese Yi Gang.

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