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Il nuovo partito alla destra del PD

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Nino Bartoloni Mei sul Messaggero pubblica oggi un retroscena che parla della formazione di un nuovo partito alla destra del Partito Democratico, o meglio al centro, che potrebbe essere guidato da Renzi e alleato del PD.

Già qui ci sono due scuole di pensiero (e di azione): una vorrebbe che sia Carlo Calenda a farsi promotore dell’iniziativa, ma d’intesa con Nicola Zingaretti, auspice e mallevadore Paolo Gentiloni, una sorta di scissione consensuale o per partenogenesi, come è stata ribattezzata da chi non la vede positivamente, «non esistono scissioni a tavolino, se te ne vai e fondi qualcos’altro lo fai perché hai un dissenso forte su questioni di fondo», spiegano i presunti interessati.

La seconda versione è quella di chi, già da tempo, ha invitato i renziani a fare fagotto e ad andarsene «perché non sono di sinistra e sono un gruppo chiuso che fa riferimento solo a se stesso», tesi che aveva fatto capolino dalle parti di alcuni sostenitori di Zingaretti e che continua a circolare tra ex diessini della Ditta. L’appuntamento autunnale della Leopolda, quest’anno alla decima edizione, viene indicato come la data possibile per questa dipartita politica non consensuale.

partito democratico
Partito Democratico, le correnti (Il Messaggero, 14 luglio 2019)

Come stanno le cose?

Quando sembrava che il quadro governativo stesse per crollare per precipitare alle urne, la possibilità di una scissione era considerata più a portata di mano (c’erano le liste elettorali da compilare…); ma adesso che la scadenza appare rimandata come minimo alla primavera prossima, il quadro dentro il Pd è cambiato: Zingaretti si sta dando da fare per riacquistare consensi perduti, ha cambiato strategia dall’iniziale «vogliamo votare subito» ha cominciato a girare l’Italia per tornare in sintonia con pezzi di Paese che hanno voltato le spalle al Pd.

E anche i possibili scissionisti hanno cambiato impostazione e prospettive, se non c’è scivolamento immediato alle urne, c’è più tempo per vedere il da farsi. Spiega Ettore Rosato, il coordinatore dei comitati civici renziani: «Fare un partitino non interessa a nessuno. Fare una cosa seria, un’operazione tipo Monti a due cifre, quella è un’altra cosa, non vuol dire che ci puntiamo,lo dico per far capire il senso. Se operazione ha da essere,vuol dire che riesce a intercettare qualcosa che nel Paese c’è, e che quindi rimette in moto tutto il quadro politico, rimescola le carte».

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