Opinioni

I nuovi requisiti di età per le pensioni di vecchiaia

pensioni di vecchiaia

Repubblica pubblica oggi questa infografica che riepiloga i nuovi requisiti di età per le pensioni di vecchiaia. Lo specchietto parte dal 2012, quando per i lavoratori dipendenti e autonomi e per le lavoratrici del pubblico impiego l’età era di 66 anni, mentre per le le lavoratrici dipendenti del settore privato era 62 anni e per le autonome era 63 anni e mezzo. Attualmente invece per i lavoratori dipendenti e autonomi, per le autonome del settore primato e per le lavoratrici del pubblico impiego è 66 anni e 7 mesi, mentre per le lavoratrici dipendenti del settore privato è 65 anni e 7 mesi. Nel 2019 per tutte le categorie l’età per le pensioni di vecchiaia arriverà a 67 anni.
pensioni di vecchiaia
Il requisito di età per le pensioni di vecchiaia tornerà a salire nel 2021 quando sarà perfettamente uniformato: nel 2030 sarà di 67 anni e 10 mesi per tutti. Il governo sarà tenuto ad alzare l’età a 67 anni dal primo gennaio 2019: basterà una circolare congiunta dei direttori dei ministeri dell’Economia e del Lavoro. A meno che non si rimetta mano alla legge. Spiega il quotidiano:

Le soluzioni alternative? Si potrebbe ad esempio saltare lo scalino del 2019, o in alternativa adeguare l’età ogni 5 anni anziché ogni 2, e insieme escludere dagli aumenti chi fa lavori gravosi». L’idea di rallentare l’automatismo piace anche a Sacconi: «Non costerebbe molto e avrebbe il vantaggio di garantire ugualmente nel lungo termine la sostenibilità della spesa previdenziale. È necessario comunque intervenire, il mercato del lavoro non ha più la stabilità di qualche tempo fa, e bisogna anche tutelare meglio quella generazione che con la riforma Fornero è stata costretta ad aspettare otto anni invece di due per andare in pensione».
Il governo teme però che i costi delle possibili soluzioni alternative siano tutt’altro che trascurabili. Sospendere l’aumento a 67 anni nel 2019, ad esempio, aprirebbe un buco di qualche miliardo. E potrebbe essere interpretato da Bruxelles come il segnale che l’Italia sta mollando su una delle sue riforme più efficaci per la sostenibilità dei conti pubblici.

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