Economia

Le nuove rendite catastali

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La riforma del Catasto, rinviata nel 2015, torna nell’agenda del governo. All’epoca il governo Renzi fece un passo indietro, preoccupato  che il passaggio dai vani ai metri quadri e l’adeguamento ai valori di mercato potesse portare ad un aumento della tassazione sulla casa. Ora riappare nel Piano nazionale di riforme, inviato a Bruxelles come ogni anno il 10 aprile assieme al Documento di economia e finanza, il DEF. Le simulazioni dell’Agenzia delle Entrate raccontavano di rendite aumentate nonostante lo sconto del 30% per attutire il ricalcolo con il nuovo algoritmo. Racconta Valentina Conte su Repubblica:

A patire erano le abitazioni economiche e popolari (A3 e A4), specie nei centri storici. A Napoli anche di sei volte. A Roma di quattro. A Venezia di cinque. Una giusta impennata per le magioni con affaccio su Colosseo o Canal Grande, ridicolmente fuori mercato grazie a un catasto vecchio di settant’anni. Meno in periferia. Laddove si balzava da 55 mila a 172 mila euro in media per una casa popolare, un terzo in più.
E da 145 mila a 268 mila euro per un’abitazione civile, il 54% extra. Insomma, il criterio base delle nuove norme ovvero la cruciale “invarianza di gettito” – le tasse non aumentano in totale, ma si redistribuiscono: le città pagano più dei paesi, la periferia meno del centro – rischiava di naufragare. Motivo sufficiente per abbandonare una riforma fatta e finita. E per far scadere la delega fiscale (il 27 giugno 2015), di cui il catasto era un decreto attuativo.

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Le nuove rendite catastali (La Repubblica, 30 marzo 2017)

Ora però preoccupa l’impatto che le nuove rendite catastali avranno sull’ISEE. La nuova versione dell’indicatore dà un peso maggiore al mattone: prima si moltiplicava il valore catastale per 105, ora il patrimonio entra per i due terzi moltiplicato per 168. Così, anche scalando il mutuo residuo fino a 50 mila euro lordi, l’Isee rischia di esplodere, come calcola l’ufficio studi della Uil-Servizio Politiche territoriali. Sia per le prime che per le seconde case, collocate in centro come in periferia, popolari o economiche (A2 o A3): dall’85% al 315% extra. La conseguenza è perdere i benefici legati all’Isee: borse di studio, mense, asili nido, buoni libro, tasse universitarie, case di riposo, assistenza domiciliare, sconti in bolletta e per gli abbonamenti di bus o treno a giovani e anziani. E da ultimo anche per ottenere il nuovo assegno di povertà (Ria).