Politica

Nonostante un "trucchetto", Forza Nuova è stata esclusa dalle elezioni

@Enzo Boldi|

Scioglimento Forza Nuova

Era il 13 maggio del 2001. La Roma si apprestava a vincere il suo terzo scudetto, l’Italia si apprestava al voto dopo una serie di governi guidati da Romano Prodi, Massimo D’Alema e Giuliano Amato (prima di dare il via libera a due esecutivi sotto la guida di Silvio Berlusconi). E proprio in quella data comparve per la prima volta (a livello nazionale) il logo di quel movimento di estrema destra – di ispirazione neofascista, come rivendicato dai suoi leader e fondatori – all’interno delle schede elettorali per la Camera e al Senato. Oggi, 21 anni dopo, per la prima volta gli italiano non troveranno più il nome di “Forza Nuova” tra le scelte possibili.

Forza Nuova, le liste del del movimento neofasciste escluse dalle elezioni

Il movimento di estrema destra guidato da Roberto Fiore aveva provato a presentare le sue liste elettorali dopo aver depositato il simbolo al Viminale. Nonostante le “promesse” dei politici, infatti, Forza Nuova non è mai stata sciolta (così come CasaPound). E dopo l’assalto alla sede della Cgil, nulla è cambiato. Ma per portare il partito neofascista all’interno del “lenzuolo” elettorale, dovevano essere raccolte 36mila firme. Ma ieri le varie Corti d’Appello sparse sul territorio italiano, hanno respinto la presentazione di quelle adesioni raccolte.

Prima a Venezia, poi in Piemonte e in Lombardia. Alla fine, Forza Nuova è stata respinta in ogni collegio. Nonostante un furbesco tentativo di aggiramento: Roberto Fiore aveva pensato che inserendo al fianco del nome del suo movimento il nome di “AFP” – Alliance for Peace and Freedom, l’associazione politica internazionale (a livello europeo), guidata dallo stesso Fiore, che racchiude tutti i movimenti di ispirazione neofascista in Europa – potesse riuscire a scavalcare quel numero minino di firme da raccogliere.

Ma non è andata così. Il trucchetto è stato “scoperto” prima dalla Corte d’Appello di Venezia e poi da quelle di tutte le altre regioni in cui erano state presentate le liste elettorali. Non avevano i requisiti. Non in quanto neofasciste (nonostante la Costituzione italiana e le leggi in vigore non permettano la ricostruzione di simulacri politici e partitici di stampo fascista), ma per un “vizio di forma”. Insomma: no firme, non elezioni. Non si tratta di dettagli, ma di fatti concreti. Eppure Roberto Fiore – è stato lui stesso a dare la notizia dell’esclusione – la butta sul vittimismo:

“Esattamente come prevedevamo, nelle ultime ore le Corti d’Appello hanno estromesso FN-APF dalle imminenti elezioni dopo avere stravolto, con una legge elettorale scritta male e pensata peggio, la legge che aveva consentito a FN di presentarsi alle ultime elezioni europee. Il sistema si è mosso in modo banditesco, organizzando, per la prima volta nella storia, delle elezioni estive con tanto di raccolta firme a Ferragosto, quindi rubando il tempo minimo ad un’ipotesi di coalizione tra forze anti-sistema”.

Un pensiero fin troppo articolato da parte del leader di un movimento che in Italia, per legge e Costituzione, non dovrebbe neanche esistere. E invece solo oggi, da quel 2001 in cui i neofascisti presero una percentuale di voti “da prefisso” (lo 0,4% al proporzionale e lo 0,2% al maggioritario) non ottenendo seggi, Forza Nuova sparisce dalle schede elettorali delle elezioni Politiche. Grazie alle “firme”, in attesa che la politica mantenga la promessa dello scioglimento dei movimenti neofascisti.