Economia

Il no alle fotocopie dei dipendenti del Comune di Roma

Fare le fotocopie è un’attività squalificante per la loro professionalità: per questo i dipendenti del Comune di Roma si sono rifiutati di scannerizzare i registri dello stato civile. Come racconta oggi Lorenzo De Cicco sul Messaggero,

Tra la teoria e la pratica, c’è un’operazione non particolarmente macchinosa: prendere e passare sulla fotocopiatrice digitale i registri in questione, circa 1.200. E qui, presumibilmente dopo un’affannosa ricerca, si è scoperto che «l’ufficio non dispone di personale con la qualifica professionale corrispondente allo svolgimento di tali mansioni», come ha scritto il responsabile del Dipartimento Servizi Delegati, da cui dipende l’Anagrafe.

Insomma, il Comune «non può utilizzare il personale in forza al dipartimento», perché addirittura, si legge, è «vietata dal Contratto collettivo nazionale l’assegnazione a un’attività continuativa corrispondente a un profilo professionale inferiore». E quale sarebbe quest’attività? «Movimentare quotidianamente i registri di Stato Civile, prelevandoli da apposite scaffalature, posizionandoli su tavoli da lavoro per la scannerizzazione e, successivamente, riposizionarli nell’originaria collocazione». Troppo squalificante, evidentemente, per i travet capitolini. Anche se non tutti,diciamo, possono vantare un mba all’Ivy League. Anzi.

dipendenti comune di roma
I dipendenti del Comune di Roma (Il Messaggero, 12 agosto 2019)

A leggere l’ultimo rapporto sul personale del Comune, aggiornato al 31 dicembre 2018, si scopre che due dipendenti su tre non hanno nemmeno una laurea. In 14.176 si sono fermati alle superiori, altri 1.210 hanno solo la terza media. Spostare i registri comunali per passarli allo scanner, però, è considerata un’incombenza troppo modesta, «inferiore» alle qualifiche pattuite, per l’appunto. Ci penseranno allora gli addetti privati assoldati solo per far questo (costo, oltre 150mila euro per tre anni di servizio). Col benestare dei sindacati.

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