Cultura e scienze

L’articolo di Nature su scienza e M5S

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La rivista scientifica Nature – che, lo ricordiamo, non è Topolino – torna ad occuparsi delle vicende politiche italiane. Non lo fa questa volta per interrogarsi sull’effettiva utilità dell’obbligo come opzione per innalzare la percentuale di copertura vaccinale ma per parlare del ruolo della scienza e della ricerca scientifica nel nostro Paese. O meglio, della quasi totale mancanza di interesse da parte dei principali schieramenti politici per la ricerca scientifica. Italian election leaves science out in the cold, scrive Allison Abbot su Nature raccogliendo i timori dei ricercatori italiani per l’esito del voto del 4 marzo.

Il problema dell’Italia non è solo l’antivaccinistmo

Il punto non è tanto l’incertezza su quale coalizione (o grande coalizione) finirà per emergere vittoriosa dalle urne. Il problema è che a parte la discussione sui vaccini di scienza vera e propria in campagna elettorale non se ne parla. La battaglia sui vaccini che ha visto contrapposti il PD alla Lega e a parte del MoVimento 5 Stelle è più un tema di politiche sanitarie e poco o nulla a che vedere con la ricerca scientifica. Certo, la diffidenza di molti sulle vaccinazioni – con continui appelli a “vederci chiaro” – non aiuta ad affrontare il tema dei finanziamenti alla ricerca scientifica. Soprattutto se ad avere dubbi sui vaccini è una senatrice come Paola Taverna, che nel corso della legislatura si è distinta per un atteggiamento di totale chiusura nei confronti della sperimentazione animale. Il tutto senza dimenticare le assurde battaglie di Paolo Bernini contro Telethon.

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A parole tutti i partiti e le coalizioni sostengono di voler “aiutare” la ricerca scientifica, aumentando i finanziamenti pubblici in modo da mantenere operativi i centri d’eccellenza. La strategia comunitaria Europe 2020 prevede che i paesi membri dell’Unione Europea arrivino a destinare entro il 2020 il 3% del PIL in programmi di ricerca e sviluppo con finanziamenti combinati pubblici e privati. Al momento però la performance dell’Italia è ancora distante dai parametri assegnati dalla UE. Cosa succederà dopo il voto di marzo è difficile dirlo. Nature riferisce la preoccupazione di molti ricercatori per una eventuale vittoria del M5S. Anche se Luigi Di Maio si è attorniato di esperti, ricercatori e e docenti universitari è impossibile non ricordare quale sia stato il leader politico che negli ultimi anni ha contribuito maggiormente a diffondere sentimenti antiscientifici appoggiando spesso e volentieri terapie non basate su evidenze scientifiche come il Metodo Di Bella. Certo, ora nel M5S ci sono scienziati come Marco Bella Guido Silvestri ma il loro arrivo è recente e la base del partito non sembra aver davvero compreso la svolta impressa da Di Maio negli ultimi mesi.

La cultura scientifica del M5S? Non c’è una posizione condivisa

Del resto il cambiamento voluto dal nuovo Capo Politico del MoVimento è piuttosto radicale e ha coinvolto anche uno spostamento netto sul tema dell’uscita dall’euro. Insomma, gli elettori del “vecchio” M5S ne hanno di cose da digerire. Secondo Nature molti ricercatori guardano con preoccupazione al MoVimento. Evidentemente nemmeno i ricercatori si fidano troppo delle recenti aperture di Di Maio. Se da un lato è vero che nel programma Università e Ricerca il M5S promette una rivoluzione dell’ANVUR, l’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca, dall’altra è impossibile non notare che nei famosi “20 punti per la qualità della vita” la ricerca scientifica non viene mai menzionata.

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A cercare di fare un po’ di chiarezza sulle posizioni scientifiche del M5S ci ha provato Dibattito Scienza, che ha posto una serie di 10 domande ai principali partiti politici. Il MoVimento 5 Stelle ha risposto però solo ad alcune di esse evitando di rispondere ad una domanda importante e fondamentale come quella sull’aumento degli investimenti nella ricerca scientifica. Per quanto quanto riguarda la domanda sulle politiche basate sulla scienza e quella sulla cultura scientifica la risposta è stata che “il M5S non ha una posizione ufficiale condivisa da tutti i suoi iscritti”. La conseguenza è, ad esempio, che M5S è “assolutamente contrario alla coltivazione degli OGM tradizionali sul suolo italiano e alla sperimentazione in campo aperto per motivi di opportunità agricola”. Non proprio una novità visto che sugli OGM il MoVimento è sempre stato su queste posizioni. Evidentemente, come ha scritto Guido Silvestri oggi “dichiararsi pro-Scienza a pochi giorni dalle elezioni non è difficile”, difficile è dare seguito a queste dichiarazioni. E, aggiungiamo noi, conciliare le dichiarazioni pro-Scienza con un decennio di post su bufale contro gli OGM, sull’AIDS che non esiste e attacchi a BigPharma che inventa i medicinali e usa le mammografie per farci ammalare.

Foto copertina via maxpixel