Cultura e scienze

Beppe Grillo e il solito complotto sul metodo Di Bella

È tempo di compattare le truppe pentastellate e il modo più semplice è denunziare qualche complotto dei cattivoni di turno ai danni degli onesti cittadini. Oggi alle 14.00 andrà in scena sul Sacro Blog di Beppe lo psicodramma collettivo della cura Di Bella. Lo ha annunciato proprio Beppe su Facebook ieri: oggi verranno fatte importanti rivelazioni probabilmente riguardo il fatto che il Metodo Di Bella è stato affossato non perché non funzionasse ma a causa di un complotto da parte della solita Big Pharma e dei giudici corrotti. Insomma, la vicenda del Metodo Di Bella non è importante perché affronta il problema di una cura per il cancro ma perché ripropone per l’ennesima volta la contrapposizione tra “gente” e “ka$sta”.

Il post di Beppe su Facebook (via Facebook.com)
Il post di Beppe su Facebook (via Facebook.com)

 
UNA BREVE STORIA DEL METODO DI BELLA
Il Metodo Di Bella, o cura Di Bella o MDB, è una terapia sperimentale per la cura del cancro inventata dal dottor Luigi Di Bella. La differenza con la chemioterapia è che la cura Di Bella prometteva due cose: nessun effetto collaterale e una probabilità di guarigione dalla malattia che si avvicinava al 100%. Oltre a questo va aggiunto che Luigi Di Bella era un uomo buono, al contrario di personaggi come Vannoni era davvero un medico, e sempre a differenza del presidente di Stamina Foundation non si faceva pagare per le terapie: chiedeva (a chi poteva) un’offerta libera. Un’ultima differenza con il metodo Stamina: i farmaci della cura Di Bella erano farmaci già noti e utilizzati anche se non per le terapie antitumorali; l’innovazione del Dott. Di Bella fu quella di miscelarli secondo proporzioni nuove e non validate attraverso un procedimento di analisi scientifica. Inoltre, la cura Di Bella prometteva di curare tutte le forme di cancro ma non solo, anche l’epatite C, il morbo di Alzheimer, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson ed il morbo di Crohn. Erano gli anni Novanta, non appena si diffuse la notizia ci fu quasi una sollevazione popolare. La cura del professor Di Bella infatti non era una terapia disponibile negli ospedali del servizio sanitario nazionale, bisognava andare da lui. Ci furono persone (malati e parenti di pazienti) che si recarono di fronte a Palazzo Chigi per protestare in nome della “libertà di cura”. Il caso divenne nazionale e nonostante i pareri contrari alla sperimentazione dati da Commissione Unica del Farmaco, Presidenza del Consiglio Superiore di Sanità e Consiglio Superiore di Sanità l’allora Ministro Rosy Bindy autorizzò l’inizio dei trials clinici sui pazienti in nome “della volontà popolare”. Una scelta duramente contestata anche dalla rivista scientifica Lancet. I test stabilirono che il protocollo elaborato da Di Bella non aveva alcuna validità terapeutica ma i Di Bella rigettarono i risultati sostenendo (qui sì come Vannoni) che non era stato rispettato il protocollo elaborato dal professore, che erano stati utilizzati farmaci scaduti e che gli sperimentatori erano in malafede.
E se lo dicono i migliori giornalisti italiani possiamo dormire tranquilli (via Facebook.com)
E se lo dicono i migliori giornalisti italiani possiamo dormire tranquilli (via Facebook.com)

In realtà la questione è molto complessa, per quanto riguarda i farmaci scaduti (l’inchiesta fu archiviata) sono intervenuti due fattori: il primo la fretta nel far partire la sperimentazione che non ha consentito di raccogliere le informazioni relative al prodotto per stabilirne l’effettiva data di scadenza, in secondo luogo il protocollo elaborato da Di Bella stesso non indicava una data di scadenza precisa per i farmaci. I retinoidi (uno dei componenti chiave della terapia) secondo Di Bella non avevano una data di scadenza ed è quello che dicono ancora oggi i figli del professore (e in Italia è illegale non indicare la data di scadenza di un farmaco). Se la scadenza dei farmaci fosse stato un fattore dirimente per la sperimentazione Di Bella avrebbe dovuto dichiararlo all’interno del protocollo. Non successivamente ai risultati della sperimentazione. Nel 2005 un nuovo capitolo: il Ministro della Sanità Francesco Storace riapre il caso chiedendo un parere per valutare la possibilità che i farmaci del Metodo Di Bella entrassero a far parte di quelli di Fascia A (ovvero totalmente a carico del SSN). Parere negativo per la seconda volta. Caso chiuso? Non del tutto. Le persone non si sono dimenticate della terapia Di Bella che continua ad essere somministrata (legalmente) e la cui gestione dopo la morte del Professore nel 2003 è in mano ai figli (anch’essi medici).
 
IL COMPLOTTO CONTRO I DI BELLA
Come racconta Medbunker nel suo dossier sulla cura Di Bella, dopo la morte di Luigi Di Bella i figli invece che produrre statistiche e dati scientifici per provare l’efficacia della terapia scelsero la strada più facile per difendere la propria posizione: quella dei complotti. Secondo loro i Di Bella sarebbero stati vittime di numerosi tentativi di sabotaggio da parte dei poteri forti (non ultimo tre incidenti stradali e un tentativo di avvelenamento per “fare fuori” Di Bella) per impedire di proseguire con la somministrazione della cura. Oltre a questo ci sono pubblicazioni scientifiche pubblicate da riviste delle quali Giuseppe Di Bella fa parte del comitato editoriale (e della cui imparzialità si può quindi discutere). Idem per i “convegni internazionali” cinesi presso i quali Giuseppe Di Bella è accreditato come relatore e la cui partecipazione è garantita semplicemente in cambio del pagamento di una quota di partecipazione. E che dire dei convegni assieme a Tullio Simoncini (l’ex-medico condannato per la sua cura per il cancro a base di bicarbonato)?
Giuseppe Di Bella e  Tullio  Simoncini: le nuove frontiere della scienza (via Medbunker.blogspot.it)
Giuseppe Di Bella e Tullio Simoncini: le nuove frontiere della scienza (via Medbunker.blogspot.it)

Ma chi è che tira le fila del megacomplottone? I politici? No, loro sono solo uno strumento utilizzato per bloccare la cura Di Bella. Uno strumento utilizzato da Big Pharma (AAAARGH). Le case farmaceutiche producono i farmaci chemioterapici e non vorrebbero vedere svanire i loro guadagni, cosa che, secondo i sostenitori dei Di Bella, accadrebbe se si potesse ricorrere al MDB. Però le case farmaceutiche sono le stesse che producono anche i numerosi farmaci utilizzati all’interno del cocktail miracoloso di Di Bella.
Tutti medici, tutti oncologi (fonte: LeFou! via Facebook.com)
Tutti medici, tutti oncologi (fonte: LeFou! via Facebook.com)

 
OH WAIT, mi state dicendo che Big Pharma avrebbe degli interessi a vendere i farmaci del MDB? Certo, perché la terapia non è certo economica e i pazienti devono pagarsi diverse migliaia di euro di farmaci di tasca propria.
you-dont-say
A meno che un giudice non obblighi l’ULSS (ovvero la collettività, ovvero i cittadini, ovvero laggente) a fornire gratuitamente i farmaci al malato. E può sempre succedere che l’ospedale faccia ricorso e il paziente si trovi a pagare tutte le spese mediche sostenute dal Servizio Sanitario Nazionale.
È proprio vero, le aquile non volano a stormi (via Facebook.com)
È proprio vero, le aquile non volano a stormi (via Facebook.com)

E visto che Beppe è un paladino della trasparenza e un fanatico della rendicontazione delle spese speriamo che ne abbia approfittato per chiedere a Giuseppe Di Bella cosa ci ha fatto con gli oltre 60.000 euro di donazioni ricevute dalla Fondazione Giuseppe Di Bella nel 2012.
Non resta quindi che aspettare le 14.00 per scoprire dal sito di un comico che diceva che l’AIDS è una malattia inventata, come curare il cancro durante la presidenza Mattarella, con una terapia scientificamente non confermata.
https://www.youtube.com/watch?v=BBAnLrhhYP4
E parafrasando Beppe, guardate che il Blog è una legge della domanda e dell’offerta: ho bisogno di click? Vi do il vostro complotto preferito.