Economia

Tutte le multinazionali che lasciano l’Italia (e chiudono le fabbriche)

di maio esulta palazzo chigi

Il Sole 24 Ore riepiloga oggi in un’infografica tutte le multinazionali che si stanno disimpegnando dal mercato italiano, portando le sedi e i siti produttivi altrove. Sono attualmente 158 i tavoli di crisi aperti con il coinvolgimento di poco meno di 210mila lavoratori. Cifre che però non possono essere considerate ufficiali perché perfino il bilancio è diventato un piccolo rebus. Al ministero – dicono i sindacati – non c’è un elenco aggiornato e la ricostruzione
sta impiegando più tempo di quanto si potesse pensare. L’ingresso continuo di nuove vertenze e la difficoltà di definire del tutto chiuse quelle aperte da anni complicano la ricognizione.

Sulla base dei vari verbali relativi ai tavoli coordinati, la stima del Sole 24 Ore è di circa 49mila lavoratori coinvolti al Nord, 44mila al Sud, 37mila al Centro. Altri 78mila lavoratori invece sono coinvolti in tavoli che hanno ricadute su regioni in diverse macroaree del paese. Circa il 35% dei quasi 210mila lavoratori è impiegato in imprese a maggior rischio di chiusura, quindi dalla ricollocazione più complessa. Un tavolo su cinque, all’incirca, riguarda aziende che in parte o totalmente sono state interessate da cessazione di attività in Italia per delocalizzazione all’estero

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Tutte le multinazionali che lasciano l’Italia (Il Sole 24 Ore, 30 giugno 2019)
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Tutte le multinazionali che lasciano l’Italia (Il Sole 24 Ore, 30 giugno 2019)

La mappa dei settori vede un picco nel commercio, con 36mila addetti compresi quelli toccati dalle più recenti vertenze Auchan e Mercatone Uno. Più di 20mila gli addetti che lavorano nell’industria siderurgica, 19mila nel settore degli elettrodomestici, quasi 17mila nei call center, 14mila nell’information technology, oltre 9mila nelle telecomunicazioni, quasi 7mila nell’edilizia, intorno ai 5mila nell’automotive.

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