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La mozione di sfiducia del MoVimento 5 Stelle per Maria Elena Boschi (non ha molto senso)

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Il MoVimento 5 Stelle ha pubblicato il testo della mozione di sfiducia nei confronti di Maria Elena Boschi, annunciato ufficialmente da un tweet pubblicato dall’account di Beppe Grillo. La mozione di sfiducia mette insieme il decreto sulle Popolari del gennaio scorso, Davide Serra e la ministra Boschi, citando come uniche fonti articoli di giornale dell’epoca in quella che sembra un minestrone di ragionamenti che non sembrano avere molto senso. Vediamoli uno per uno, ricordando che viene presentata alla Camera dove il governo ha una larga maggioranza e non al Senato, dove l’opposizione unita avrebbe potuto avere qualche chance di successo.

La mozione di sfiducia del M5S per Maria Elena Boschi

La mozione di sfiducia parte dal decreto del governo Renzi che trasformava le banche popolari (tra cui c’è Banca Etruria) in società per azioni. Anche se porta la data del 24 gennaio, il decreto venne annunciato in una conferenza stampa da Matteo Renzi al termine del consiglio dei ministri del 20 gennaio scorso, e prevedeva la cancellazione del voto capitario (cioè per testa invece che in base al possesso di capitale) per gli istituti di dimensioni superiori agli otto miliardi di euro di patrimonio e la loro trasformazione in società per azioni. Il cambio della governance riguardava Ubi, Banco Popolare, Banca Popolare di Milano e Banca Popolare dell’Emilia Romagna, le valtellinesi Credito Valtellinese e Banca Popolare di Sondrio, Banca Etruria, che sono tutte quotate in Borsa. In più, toccava anche la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, oltre alla Popolare di Bari. Dicono i grillini:

Le disposizioni modificate hanno interessato anche la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio di cui il Ministro Boschi, così come indicato nella dichiarazione patrimoniale pubblicata sul sito del Consiglio dei Ministri, possedeva circa 1.500 azioni; il padre del Ministro, Pier Luigi Boschi, ed il fratello Emanuele Boschi, hanno avuto rapporti professionali e di dipendenza con la suddetta Banca. In particolar modo Pier Luigi Boschi è stato Consigliere di Amministrazione e, fino al febbraio 2015, anche vice presidente del medesimo Consiglio di Amministrazione. Nell’esercizio del suo mandato risulterebbe esser stato, inoltre, sanzionato, al pari degli altri vertici dell’istituto, da Banca d’Italia al pagamento di una somma pari a 144 mila euro per sei irregolarità individuate dalla vigilanza: “Violazione delle disposizioni sulla governance”, “carenze nell’ organizzazione e nei controlli interni”, “carenze nella gestione e nel controllo del credito”, “carenze nei controlli”, “violazioni in materia di trasparenza”, “omesse e inesatte segnalazioni agli organi di vigilanza”. Emanuele Boschi risulta, invece, esser stato assunto dalla Banca fin dal 2007, giungendo alla posizione di “Program and cost manager”; in particolar modo, l’articolo 1 del citato decreto legge n. 3 del 24 gennaio 2015, n. 3 ha introdotto nuovi limiti dimensionali per le banche popolari disponendone la trasformazione in società per azioni nelle ipotesi di attivi superiori ad 8 miliardi di euro;

E fin qui, più o meno, è tutto corretto. Ora attenzione, si entra nel merito:

l’approvazione del citato decreto legge da parte del Consiglio dei Ministri è stata preceduta da rilevanti speculazioni finanziarie relative agli istituti di credito interessati dal medesimo provvedimento. In particolar modo, il Presidente Consob, in sede di audizione parlamentare, ha dichiarato che le negoziazioni hanno assunto volumi nell’ordine di 10 milioni di euro; da fonti stampa risulterebbe una possibile diffusione di informazioni privilegiate prima del Consiglio dei Ministri del 20 gennaio 2015. Altresì, sembrerebbe che il volume delle negoziazioni sia aumentato fin dal 3 gennaio del medesimo anno. Le quotazioni delle azioni hanno registrato incrementi pari ad un minimo dell’8% per Ubi Banca fino a un massimo del 57% proprio per la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio; agli operatori del mercato è apparso del tutto anomalo un rialzo delle quotazioni della Banca Etruria in considerazione dei gravi problemi finanziari dovuti a sofferenze per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro. Le stesse sofferenze, infatti, hanno indotto il Ministero dell’economia e delle finanze e la Banca d’Italia a commissariare il medesimo istituto di credito; l’ipotesi di una possibile speculazione finanziaria di investitori sulle banche popolari, così da fare man bassa di azioni, ha portato anche all’apertura di fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Roma; il Ministro Boschi, durante il Consiglio di ministri che ha approvato il decreto legge n. 3 del 2015, non era presente, ma ciò non significa che possa essere completamente escluso il suo conflitto di interessi, come si dirà in seguito; centro delle operazioni di speculazione sembrerebbero poi essere avvenute a Londra, dove opera Davide Serra, con il suo fondo Algebris, il quale, come noto, è molto vicino al Presidente del Consiglio Matteo Renzi;

Come vedete, nella storia entra Davide Serra, che viene accusato dai grillini di aver speculato sulle Popolari. Ora, a parte che non si capisce bene cosa c’entri Serra con la sfiducia a Maria Elena Boschi, va ricordato che sulle plusvalenze delle banche popolari venne avviata all’epoca un’indagine della Consob, che ascoltò tra gli altri anche Serra. È importante segnalare che gli acquisti tra 2 e 16 gennaio riguardarono per movimenti irrisori di denaro Banca Etruria, e invece per cifre molto più importanti il Banco Popolare e la Popolare di Milano (BPM)

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Le plusvalenze sulle banche popolari (Repubblica, 13 febbraio 2015)

All’epoca Algebris ha dichiarato di non avere comprato alcun titolo di banche popolari italiane dal 1 al 19 gennaio e che l’unica operazione è stata una dismissione di 5,2 milioni di azioni del Banco Popolare realizzando una perdita. La società precisò poi di non aver mai fatto investimenti nella Popolare dell’Etruria e del Lazio. La società guidata da Davide Serra chiarì così, oltre di non aver effettuato acquisti sulle popolari tra l’1 e il 19 gennaio, che l’unica operazione di rilievo realizzata in tale periodo per conto dei propri fondi e mandati di gestione è stata la dismissione di 5,2 milioni del Banco Popolare a un prezzo medio di 9,72 euro. Tali azioni erano state acquistate nel 2014, durante l’aumento di capitale del Banco Popolare, segnala quindi Algebris, a un prezzo medio di 13,76 euro, e la cessione è stata effettuata dunque realizzando una perdita. Il periodo indicato da Algebris è quello precedente al dl sulla riforma delle popolari arrivato in Cdm il 20 gennaio, anche se le prime indiscrezioni erano trapelate già venerdì 16 a mercati chiusi. Quanto alla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, “mai nella storia di Algebris, sin dal 1 Ottobre 2006, è stato fatto alcun investimento (sia azionario sia in debito subordinato) nel capitale” dell’istituto. Riguardo invece la storia di Maria Elena Boschi, all’epoca ci fu chi spiegò l’andamento di prezzi e volumi delle azioni nei giorni caldi:

Veniamo alla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, che è finita sotto i riflettori per l’ampiezza del rialzo ma soprattutto perché legata alla famiglia del ministro delle Riforme (che della banca è anche azionista). Se si analizza l’andamento di prezzi e volumi di questa azione, si può agevolmente constatare che nulla di anomalo accade sino al giorno precedente il consiglio dei ministri che ha poi deciso la misura per le banche popolari di maggiori dimensioni. Tra pochissimo parleremo di quel famoso lunedì 19 gennaio. Il vero strappo di prezzi e volumi accade il 21 gennaio, giorno successivo a quel consiglio dei ministri. E a quel punto, per definizione, non c’è proprio anomalia. Riguardo l’entità dell’apprezzamento successivo dell’azione, si può agevolmente ipotizzare che c’entri il suo ridottissimo flottante e la presenza di ricoperture da panico. Comunque sia, e sino a prova del contrario, non ci pare di vedere alcun indizio di attività anomala.

maria elena boschi banca popolare etruria 1
L’andamento del titolo nei giorni “caldi” (da Phastidio.net)

 
In più ci sarebbe da ricordare che un articolo di Repubblica ai primi di gennaio annunciò che il governo era intenzionato ad agire nella riforma delle banche popolari molto prima della conferenza stampa di Renzi. Per speculare, quindi, non servivano le informazioni riservate: bastava leggere i giornali. La Consob ha ascoltato Serra a marzo riguardo le operazioni, mentre la procura di Roma ha aperto un fascicolo a febbraio. Fascicolo che a tutt’oggi risulta senza indagati. Mario Gerevini sul Corriere raccontò anche una serie di ipotesi di complotto che parlava di ricche famiglie fiorentine e dei loro portafogli, citando anche Antonella Mansi. Senza nessun riscontro, ma l’episodio, che pure avrebbe potuto avere un senso maggiore rispetto al discorso su Serra e Boschi, non viene citato dai 5 Stelle.

Il decreto Salva-Banche e Maria Elena Boschi

La mozione poi finalmente arriva a discutere del decreto Salva Banche che ha garantito il salvataggio delle quattro banche in dissesto (Banca Marche, la solita Etruria, CariFerrara e Carichieti). Illustra i contenuti del decreto di metà novembre scorso. Attenzione ai numeri:

il salvataggio dei quattro istituti di credito ha comportato la perdita del risparmio di 12.500 clienti retail per un valore complessivo di 431 milioni di euro ed il tragico epilogo di un suicidio. Il pregiudizio subito deriva dalla sottoscrizione di strumenti finanziari rischiosi non adeguati a pensionati, famiglie e piccoli risparmiatori. Tanto è vero che il Direttore generale della Banca d’Italia ha dichiarato la necessità di un intervento legislativo per vietare la vendita di strumenti finanziari rischiosi agli sportelli degli istituti bancari;

Il M5S parla di 12500 clienti retail, e sta citando la nota congiunta delle quattro banche, ma evita di citare la seconda parte della nota. Che, testualmente, recita: “Questo dato – prosegue la nota congiunta delle Nuove Banche CariFe, CariChieti, Marche e Etruria – fornisce il perimetro delle situazioni personali più delicate, cui dare prioritaria attenzione. Il fondo di solidarietà è idoneo per capienza a coprire queste situazioni, che saranno valutate caso per caso”. “Per 8.020 clienti la concentrazione nel portafoglio in obbligazioni subordinate è inferiore al 30% dei loro investimenti”. “Oltre metà delle obbligazioni sono detenute da 2.450 clienti con patrimoni presso le Banche superiori a € 250.000. Per questi ultimi l’investimento medio nei bond subordinati è stato di € 65.000”. Il MoVimento 5 Stelle quindi dimentica di segnalare che secondo i dati che sta citando sarebbero soltanto un migliaio i possessori di obbligazioni subordinate che hanno perso più del 30% dei loro investimenti. Ma c’è di più. Come riportato dalle agenzie di stampa, durante la conferenza stampa di oggi il grillo Alessio Villarosa ha accusato il governo di non voler fare “nemmeno un passettino indietro” dopo aver “messo sul lastrico (col provvedimento sugli obbligazionisti delle quattro banche in dissesto: CariFerrara, CariChieti, Banca Marche, Banca Etruria, ndr) centotrentamila persone“(!!!). Chissà da dove sono usciti questi numeri. Poi finalmente si arriva al dunque:

considerato che:
la normativa purtroppo vigente nel nostro Paese, di cui alla c.d. Legge Frattini, non consente di prevenire, far emergere e sanzionare tutti i conflitti di interessi;
in considerazione delle suddette plausibili operazioni di speculazione finanziaria che hanno preceduto l’emanazione del D.L. 3/2015 ed hanno visto soprattutto Banca Etruria oggetto di acquisto e rivendita di azioni, con
rialzi a dir poco eccezionali, dal punto di vista dell’opportunità politica, anche la mera situazione di pericolo derivante dalla commistione tra l’incarico di Governo e gli interessi economici e finanziari del titolare e dei
più prossimi parenti deve essere presa in considerazione;
Per “Il Sole 24 Ore” del 12 Febbraio u.s., “le novità del decreto legge riguardano, soprattutto, l’introduzione dell’obbligo per le banche popolari con un attivo superiore a 8 miliardi di euro, di trasformarsi in società per azioni. Questa informazione, trapelata prima dell’effettiva emanazione del provvedimento, sarebbe filtrata in ambienti finanziari, al punto che intermediari con base a Londra – per conto di altri clienti – avrebbero provveduto all’acquisto di azioni di vari istituti. Tra questi ci sarebbe anche il Fondo speculativo Algebris, fondato da Davide Serra, imprenditore vicino al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale, tuttavia, il 30 gennaio u.s. ha precisato che “investiamo sulle banche popolari da Marzo 2014””;
si evidenzia che il Ministro Boschi ha dichiarato che i genitori ed i fratelli non hanno prestato il consenso alla pubblicazione sul sito del Governo dei dati inerenti alla loro situazione patrimoniale, ad onta del principio generale di trasparenza;
i fatti citati e la loro concatenazione temporale gettano un’ombra sul ministro e la sua funzione istituzionale con riguardo alla cura ed alla salvaguardia degli interessi pubblici, del principio generale di assoluta imparzialità, nonché della necessità di tutelare il risparmio in tutte le sue forme, come espressamente previsto dall’articolo 47 della nostra Costituzione al momento vigente;
anche il solo sospetto che, attraverso la sua funzione di governo, il ministro Boschi abbia potuto interagire ovvero influenzare l’intera compagine governativa al fine di perseguire interessi personali e familiari, non ne consente la permanenza nel prosieguo dell’incarico per tali motivi,
visto l’articolo 94 della Costituzione, visto l’articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati, esprime la propria sfiducia al ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, e lo impegna a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni

Qui siamo all’apoteosi. Prima si cita il Sole 24 Ore del 12 febbraio che riporta l’ipotesi di Serra speculatore che, come abbiamo visto, nulla c’entra con il decreto Salva Banche e in ogni caso non c’entra con la Boschi (a meno che i grillini non abbiano “dimenticato” – stiamo facendo fantaipotesi – di portare la prova che sia stata la Boschi ad avvertire Serra) e nulla c’entra con Banca Etruria (anche perché le anomalie riguardarono altre Popolari). Infine, si cita la tutela del risparmio e l’articolo 47 della Costituzione che nulla c’entra con le obbligazioni subordinate, le quali non sono risparmio ma titoli di rischio:  per intendersi, non sono un deposito su un conto corrente, tutelato dalla Costituzione in quanto risparmio, ma un prodotto finanziario su cui si investe con un profilo di rischio. Quindi pare difficile sollevare l’argomento dell’articolo 47 della Costituzione se non in senso lato. Perché mentre è vero che sono un investimento di rischio, è anche vero che sono state probabilmente presentate a chi ha investito come un investimento sicuro dalle banche che non vedevano l’ora di piazzarli. Ma in questo caso il decreto non c’entra niente perché questo è accaduto anni prima dell’approvazione. E anche qui, che c’entra la Boschi? Infine, segnalano che il padre e il fratello della Boschi non hanno dato il consenso alla pubblicazione dei dati personali (qui il regolamento Consob), in onta sì al principio generale di trasparenza ma con una decisione perfettamente legale visto che era nel loro diritto farlo. E senza nemmeno citare – questo almeno sarebbe stato un argomento più cogente di tutti quelli espressi – le altre cariche del padre della Boschi e la possibilità che Etruria abbia concesso fidi a quelle aziende. Il governo ha commesso una marea di errori nella storia del salvataggio delle banche (ne abbiamo parlato qui), come ad esempio il rinvio della soluzione per mesi, in pieno e completo stile italiano, che ha messo ancora più in difficoltà gli istituti e aperto un buco più ampio di quello che poteva essere sanato agendo per tempo. Commentava all’epoca Federico Fubini sul Corriere della Sera:

Le grandi banche hanno accettato per evitare che la liquidazione di quattro istituti scaricasse potenzialmente il contagio su altri. Molti dei piccoli banchieri invece hanno preferito passare la mano, non rischiare contestazioni dei soci e abbandonare i quattro istituti al loro destino. Erano convinti che la liquidità della Bce li avrebbe tenuti al riparo dall’onda d’urto. Ciascuno ha badato al proprio particolare. Così si è arrivati a ieri.
Se il parlamento avesse fatto entrare in vigore l’attuazione delle norme europee di salvataggio a inizio anno, anziché la scorsa settimana, ci si sarebbe arrivati prima e sarebbe costato centinaia di milioni o alcuni miliardi in meno. I ritardi hanno lasciato quegli istituti a dissanguarsi e ora servirà più capitale. Alla fine i correntisti sono protetti in pieno, gli obbligazionisti ordinari anche. Azionisti e obbligazionisti subordinati, più a rischio, perdono oltre 700 milioni di euro. Presto qualcuno dirà che il governo punisce i risparmiatori, ma di fatto quelle somme non esistevano già più, erano azzerate nelle perdite delle banche. Piaccia o no, in Europa funziona così.

Senza contare che il premier Matteo Renzi se l’è presa in più occasioni con la Germania e con altri paesi UE che invece hanno utilizzato fondi pubblici per salvare i propri istituti di credito. Ma il premier omette di segnalare che quei paesi si sono mossi per tempo, ovvero prima che entrasse in vigore la direttiva Brrd dell’Ue. Ma il MoVimento 5 Stelle con questa sfiducia senza argomenti nei confronti di Maria Elena Boschi ha dimostrato, per l’ennesima volta, di preferire l’avanspettacolo alla politica.
Edit: dopo la pubblicazione di questo articolo il MoVimento 5 Stelle annuncia che depositerà la mozione anche al Senato:

“Il MoVimento 5 Stelle presentera’ la mozione di sfiducia nei confronti di Maria Elena Boschi anche al Senato, dopo averla gia’ depositata alla Camera, pur nella convinzione che, in realta’, il ministro dovrebbe dimostrare un minimo di rispetto nei confronti degli oltre 10mila risparmiatori truffati e fare un passo indietro dimettendosi”. Cosi’ i capigruppo M5S di Camera e Senato, Davide Crippa e Mario Giarrusso, in merito alla vicenda del salvataggio delle quattro banche fra le quali anche Banca Etruria, la cui vicenda e’ fortemente intersecata con la famiglia Boschi. “Anche l’allora ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, di fronte a una regalia nei confronti del figlio, ha avuto il sussulto di dignita’ di rimettere il proprio mandato – continuano -. Questa vicenda riguarda una moltitudine di cittadini e famiglie italiane e non un singolo. Quindi, dopo aver fatto la morale anche all’ex ministro Annamaria Cancellieri, la Boschi dovrebbe trarne le conseguenza e togliere il disturbo”. “In ogni caso – concludono i capigruppo M5S – noi siamo pronti e l’aspettiamo in Aula, cosi’ come attendiamo al varco le opposizioni che hanno gia’ decantato a parole il loro appoggio alla mozione di sfiducia, attualmente le uniche firme presenti sono le nostre. Se vogliono far seguire i fatti alle parole facciano pressione sui presidenti di Camera e Senato per far calendarizzare l’atto quanto prima possibile”.