Cultura e scienze

Il microscopio della discordia che fece litigare Beppe Grillo e Stefano Montanari

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Stefano Montanari e Antonietta Gatti sono i due scienziati famosi nel mondo free-vax (e non solo) per le loro indagini sul mondo delle nanoparticelle. Sono loro gli autori di una ricerca, fortemente criticata dalla comunità scientifica per le lacune metodologiche, nella quale si parla della scoperta di “pezzi di metalli pesanti” all’interno delle fiale dei vaccini. Al centro dell’attività di indagine della coppia di Modena c’è il famoso microscopio elettronico. Uno strumento fondamentale non solo per la “ricerca pura” ma anche per le indagini che i due svolgono su commissione, come ad esempio quella sulla vitamina K.

I microscopi elettronici di Stefano Montanari e Antonietta Gatti

Non sorprende, vista la valenza pratica e simbolica che lo strumento riveste Montanari sia poco incline a fare sconti quando c’è di mezzo la possibilità di finanziare la sua attività. Ad esempio ora i due stanno raccogliendo dei fondi per acquistarne uno nuovo e questo causò non pochi attriti in occasione della manifestazione free-vax del novembre scorso quando Montanari si vide negare il permesso di promuovere la questua in quella sede. Il problema infatti è che il 28 febbraio Antonietta Gatti e Stefano Montanari non potranno più utilizzare il microscopio elettronico con cui svolgono le loro ricerche su nanoparticelle e nanopatologie. Per sostituirlo i due hanno lanciato una raccolta fondi con l’obiettivo di reperire i quasi 400mila euro necessari all’acquisto (e al mantenimento) di un nuovo microscopio.

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Il post in cui Grillo invitava a donare per il microscopio di Montanari

Ad oggi però sono stati raccolti “appena” 55.987,19 euro, soldi che Montanari ha spiegato verranno eventualmente utilizzati “per noleggiare un microscopio adatto da qualche parte e cercheremo di completare qualcosa che abbiamo in pista”. Mancano 5 giorni alla scadenza e sembra a questo punto improbabile, salvo miracoli dell’ultimo minuto, che vengano reperiti i fondi necessari. Ma perché Montanari non può usare più il “suo” microscopio? E soprattutto come è stato acquistato quel microscopio? La vicenda risale al 2006 e coinvolge direttamente Beppe Grillo.

Quando Grillo voleva salvare la ricerca di Montanari

All’epoca il comico non era ancora a capo del MoVimento 5 Stelle, che vedrà la luce solo tre anni dopo. Esisteva però già una fitta rete di Meetup di “Amici di Beppe Grillo” che avrebbe poi formato parte dello zoccolo duro del M5S degli albori. In un post sul Blog (ora scomparso a causa del “nuovo corso” inaugurato da Grillo) Grillo prendeva le difese dei due ricercatori che “hanno dato troppo fastidio”. Ai due era infatti stato chiesto dall’Università di Modena di restituire un altro microscopio elettronico che avevano sposato nella sede della Nanodiagnostic (spiegando che era una soluzione “temporanea” finché l’Università non si sarebbe dotata di locali adatti). Grillo spiegò che l’Italia non si poteva permettere di “perdere Antonietta e Stefano” invitando quindi a donare sul conto corrente dell’Associazione Carlo Bortolani Onlus che stava raccogliendo i 350mila euro necessari per l’acquisto di un nuovo microscopio.

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Fonte

All’epoca Grillo faceva promozione per Montanari nei suoi spettacoli e c’è chi – come l’ex pentastellata Federica Salsi –  ricorda di aver visto il link al sito della Nanodiagnostics (la società di analisi di Montanari&Gatti) sul blog di Grillo. Il microscopio venne acquistato dall’Associazione Carlo Bortolani che lo “donò” ai coniugi Montanari. Nel 2010 però la Onlus che ha raccolto il denaro si accorse che il primo microscopio non era “stato sottratto” ma spostato dalla sede della Nanodiagnostic (dove i due svolgevano attività di analisi a pagamento) all’università di Modena. Nella vicende intervenne anche l’ex moglie di Grillo, Sonia Toni, a spiegare come Grillo fosse stato raggirato e Grillo pubblicò un post nel quale annunciava che “il microscopio ha trovato casa, una casa accessibile ad ogni ricercatore” presso la facoltà di Scienze e Tecnologie di Urbino. Il punto del contendere è che secondo Montanari (ma non solo) il microscopio era stato acquistato “dalla Rete” e che la Bortolani ne era solo il proprietario legale (avendolo materialmente acquistato) e quindi non poteva disporne.

La versione di Montanari

Per stabilire chi potesse usare il microscopio si andò ovviamente per vie legali. I Montanari (ma anche autorevoli blogger passati fugacemente per il M5S) sostenevano che il microscopio fosse loro. La Onlus ovviamente il contrario, ovvero che quello stipulato con i due fosse solo un contratto di “comodato d’uso”. Si raggiunse un accordo, con una sentenza di primo grado del Tribunale di Reggio Emilia nella quale venne stabilito che i coniugi ricercatori potevano continuare ad utilizzare il “microscopio a scansione ambientale Q200 FEG ESEM QUOTA 200 FEI” che però sarebbe rimasto all’Università di Urbino. A titolo di compensazione ai Montanari l’Associazione Bortolani avrebbe dovuto corrispondere le spese di viaggio da Modena ad Urbino.

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In tutta questa parte della vicenda Grillo è rimasto zitto. Non ha preso le difese di Montanari e per questo il farmacista modenese sostiene che fu lui ad essere sfruttato da Grillo il quale poi “gli fece togliere” il microscopio e non il contrario. In più occasioni Montanari ha ribadito di aver lavorato lui per Grillo, e non il contrario, e che il comico avrebbe semplicemente utilizzato il suo lavoro per fare comizi e spettacoli teatrali. Secondo il titolare di Nanodiagnostics i “fondi furono raccolti esclusivamente per acquistare il microscopio e perché fosse usato da me e dal gruppo che dirigo. Ogni altra destinazione del microscopio costituirebbe una truffa verso chi ha versato denaro”. Tra i donatori però figura anche Grillo stesso, che donò i 36mila euro dell’incasso dello spettacolo di Modena.

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Fonte

Ma perché Grillo “scaricò” Montanari? I due fecero assieme circa 200 spettacoli, poi dopo l’acquisto del microscopio Montanari decise che non aveva più senso “essere portato in giro come un fenomeno da baraccone” e i rapporti si fecero meno frequenti. Secondo Montanari però il motivo era un altro: “nel febbraio del 2008 io mi candidai alla Camera dei Deputati con la lista civica chiamata Per il Bene Comune, venendo indicato come candidato alla presidenza del consiglio”. Il Dottore ritiene che «la mia “discesa in campo” disturbava Beppe Grillo o, meglio, il suo gestore Gianroberto Casaleggio che aveva partorito le famose Liste Cinque Stelle. E nemmeno piaceva ad Antonio Di Pietro, che fa parte della scuderia di Casaleggio e che, a Grillo pensionato, vedrà confluire sul suo partito – un partito di cui lui è, come si suol dire, padre padrone – gli orfani del comico trasformato tanto incredibilmente quanto provvisoriamente in maestro di pensiero». Insomma il motivo sarebbe tutto politico.  Peccato che nel frattempo il M5S sia diventato uno dei principali partiti italiani e che l’IDV e Di Pietro siano usciti dall’orbita della Casaleggio Associati.

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