La macchina del funky

Michele Emiliano: «Scissione chi?»

michele emiliano partito democratico

Una meravigliosa intervista rilasciata da Michele Emiliano al Corriere della Sera conclude la parabola del governatore della Puglia da partito-ribelle-che-ti-vibra-nelle-ossa-che-ti-entra-nella-pelle a “Scissione chi?”. Emiliano aveva infatti prima tentato un’incomprensibile (nei termini) mediazione nel suo intervento di domenica davanti all’assise del Partito Democratico e poi firmato insieme a Speranza e Rossi un comunicato a fine assemblea accusando Renzi di volere la scissione e quindi implicitamente sostenendola. Ieri ha molto elegantemente lasciato il fronte per riparare nelle retrovie, oggi spiega perché:

I sondaggi danno agli scissionisti il 10%.
«Mi pare un po’ tanto… Non mi sembrano pronti. Mancano tesi, strutture, organizzazione. Financo un nome».
Per questo ha deciso di rimanere?
«No. Rimango perché ho visto che Renzi era felice che me ne andassi. Allora mi sono detto che stavo sbagliando tutto. Il campo di battaglia è il Pd».
E con una giravolta ha spiazzato i suoi compagni di avventura.
«Io sono sempre stato leale. Quando mi sono avvicinato a Bersani e agli altri non ho mai parlato di scissione, ma di opposizione a Renzi. Sono loro che mi hanno spiegato che con Renzi non potevano più convivere».
E perché?
«Perché alza la voce, urla. Li maltratta. Al che mi sono detto: sei un vecchio magistrato di frontiera, ne hai viste di ogni, non ti lascerai certo intimidire. Ma devo riconoscere che avevano ragione loro: Renzi non solo aggredisce, è pure anaffettivo. Napoleonico. La differenza con lui è quasi antropologica».

michele emiliano
C’è da segnalare che Emiliano sostiene di aver ricevuto molti messaggi sul suo addio al PD e che 99 su 100 lo invitavano a restare. Speriamo che a qualcuno non venga in mente di decidere democraticamente che 2 + 2 fa 5, altrimenti sappiamo già da che parte starà il governatore della Puglia. Infine sostiene di non aver parlato mai di scissione. Poi, durante l’intervista…

E della scissione avete parlato, eccome.
«Sì, ma come soluzione estrema. Io non ho promesso nulla. Mi sono preso 48 ore per riflettere. Poi con Speranza e Rossi ho parlato chiaro: lasciare il Pd nelle mani di Renzi come un regalo sarebbe un errore storico; se vogliamo cambiare il Paese dobbiamo avere un partito di una certa dimensione, capace di fare massa critica».
E loro?
«Stanno soffrendo. Spero che rimangano e mi appoggino. Cuperlo oggi ha parlato di primarie a luglio: può essere un buon compromesso».

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