La macchina del funky

Michele Emiliano chiede le dimissioni di Andrea Orlando

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Il Che Guevara del Tavoliere (cit.) Michele Emiliano oggi in un colloquio sulla Stampa firmato da Amedeo La Mattina chiede le dimissioni di Andrea Orlando da ministro della Giustizia, definendolo in conflitto d’interessi per la sua corsa alla segreteria del Partito Democratico:

Michele Emiliano definisce la sua candidatura «rivoluzionaria, fuori dagli schemi, di totale rottura». Altro che il balletto di Andrea Orlando che, ricorda il governatore pugliese, è stato sempre seduto in Consiglio dei ministri, ha votato e condiviso tutte le scelte dei «1000 giorni che hanno rovinato l’Italia». Tra l’altro, secondo Emiliano, Orlando sarebbe in conflitto di interessi tra la casacca di ministro della Giustizia e quella di candidato, con la vicenda Consip entrata in maniera prepotente nelle dinamiche del congresso.
Il Guardasigilli come può essere contemporaneamente parte politica e istituzionale, dovendo garantire il controllo super partes della giustizia? Orlando dovrebbe dimettersi da ministro, come Luca Lotti anche per altri motivi? Si rimette alla loro sensibilità. Orlando dice che è un errore trasformare le primarie in un «referendum contro Renzi».

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La foto pubblicata su Facebook da Michele Emiliano dopo l’assemblea del PD

La posizione di Emiliano è curiosa, soprattutto in relazione al fatto che il CSM ha aperto un procedimento disciplinare su di lui perché ha violato la norma che vieta alle toghe di fare vita attiva nelle formazioni partitiche. Ma il governatore della Puglia sembra piuttosto concentrato su altro:

Ma Emiliano sente odore di sangue, spera che alle primarie ci sia l’effetto «4 dicembre» quando al referendum costituzionale molti andarono a votare contro il premier. E che questi voti contro Renzi siano tutti per lui. «Sento crescere attorno a me una grande attenzione, soprattutto tra la gente comune, non certo dei sepolcri imbiancati. Vengo accusato di sposare alcune posizioni simili a quelle dei 5 Stelle, ma io le ho sempre condivise».
Ne ha per tutti. Anche per i «cosiddetti big» del Pd che si sono schierati con Renzi e Orlando, i vari Franceschini, Martina, Delrio, Poletti, Letta, Cuperlo, Finocchiaro, Zingaretti. «E’ tutto l’establishment che mi vede come la peste nera. Hanno paura di me perché non sono omologabile». Emiliano non vuole tromboni e screditati. Ha sei deputati e due senatori della sua parte.

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