Opinioni

Metropolis, un film ancora attuale dopo 100 anni

L’altra sera mi sono visto un classico del cinema muto: Metropolis di Fritz Lang. E’ un film ambientato nel 2026: un’élite di ricchi governa la città di Metropolis dai loro grattacieli e costringe al continuo lavoro la classe operaia che lavora nel sottosuolo cittadino. Gli operai sono costretti a lavorare 10 ore al giorno, in condizioni estreme e anche se stremati non possono commettere il minimo errore, pena l’esplosione della “macchina M” di cui si occupano. Sicuramente vedere un film senza audio fa un po’ impressione. Gli attori, senza l’aiuto di un discorso, erano costretti a enfatizzare le espressioni facciali. Inoltre senza ritocchi tipo photoshop, uno nota che gli attori erano meno “perfetti” di quelli di adesso. Fa eccezione la protagonista, Brigitte Helm, che debuttò proprio in questo film (prima faceva la segretaria!) che è di una bellezza incredibile. Interessante è vedere come immaginavano il nostro presente 100 anni fa… Non è che abbiano sbagliato molto, forse sono stati fin troppo ottimisti su alcune cose…

 

metropolis 1
Adesso abbiamo un élite mondiale ricca e che comanda ed abbiamo una working class (proletariato, se vogliamo usare un’espressione ormai desueta) che ha un orario lavorativo sempre più lungo e ferie sempre più corte. L’età del pensionamento inoltre si allontana sempre di più. Il lavoro dell’Uomo Moderno non è così manuale come quello previsto nel film, ma sta diventando sempre più settoriale. Invece di ripetere lo stesso gesto infinite volte alla catena di montaggio, generalmente siamo costretti ad usare il cervello solo in un ambito specifico e molto ristretto. Finiremo per atrofizzare le nostre capacità mentali…d’altra parte ho scoperto che il volume del cervello si è ridotto a livello evolutivo. L’uomo delle caverne doveva essere capace di fare di tutto ed era sottoposto a continui stimoli/stress. Noi, per vivere, abbiamo bisogno di molti meno neuroni e quindi il nostro cervello è più piccolo rispetto a 20 mila anni fa. Una profezia che si è avverata è quella dei robot: Lang previde che i robot avrebbero lavorato al posto di noi uomini levando ogni potere contrattuale alla classe operaia.

Invece Lang ha completamente sbagliato per quanto riguarda le condizioni della vita della working class. Grazie ai progressi tecnologici e medici, sono, infatti, infinitamente migliori di quelle previste nel film. Ma questo forse è l’unico punto in cui Lang ha peccato di pessimismo. Quello che i nostri antenati non avevano previsto è stata la parcellizzazione della classe operaia. Le grandi rivolte operaie e contadine erano possibili perché i sistemi produttivi richiedevano la concentrazione di grandi masse di lavoratori. Adesso non ci sono più masse operaie. C’è una working class totalmente isolata che non può contrastare l’élite nonostante sia stremata e arrabbiata come se non di più, della classe operaia di 100 anni fa. Inoltre, a differenza degli operai di 100 anni fa, non ha speranze date da forze politiche (il partito comunista si è dissolto) o da movimenti religiosi (troppo impegnati a soccorrere gli ultimi – mediaticamente molto più interessanti- per preoccuparsi dei penultimi).

Come nei film di Fantozzi, l’élite di mega-direttori e cardinali si presenta all’apparenza con uno stile di vita austero, quasi ascetico, ma in realtà ha poltrone in pelle umana e la vasca-acquario ove nuotano i dipendenti… Cercano di far credere che l’unico peccato sia quello di non essere poveri, proprio loro che trasudano ricchezze. E la cosa triste è che non si vede come la classe operaia possa uscire da questo cul de sac. Le democrazie stanno perdendo i loro valori. e il voto stesso sta perdendo valenza. Formalmente le politiche sono dirette alla massa poco produttiva e sempre meno istruita, in realtà, come output, si ha il consolidamento dell’élite al potere che lo è sempre più per diritto naturale (ossia di nascita) piuttosto che per merito (i famosi Direttori Naturai di Fantozziana memoria). Il voto elettorale sta perdendo valenza D’altra parte, come ha detto Mark Twain “se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”. Insomma vedere Metropolis fa riflettere su come le speranze di riscatto del proletariato siano miseramente fallite…

Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri è professore di matematica all’Università degli Studi di Firenze Oltre ad essere un professore universitario di Matematica che vede con sgomento l'università italiana andare sempre più alla deriva, sono anche un valutatore di progetti scientifici ed industriali (sia a livello italiano che europeo). Vedere nuove idee, vedere imprese che nascono, vedere giovani imprenditori che per realizzare le proprie idee combattono fatiche di Sisifo contro il sistema paleo-burocratico e sclerotizzato, è un' esperienza tipo Blade Runner: " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser".