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"Il PNRR è in ritardo", "No, non è vero": lo scontro a distanza tra Meloni e Draghi

neXt quotidiano|

Meloni Draghi

Doveva essere una “transizione” ordinata, senza scossoni e giochi di accuse. E sembrava essere così fino a quando Giorgia Meloni non ha deciso di rompere quel silenzio iniziato nel giorno in cui è stata ufficializzata la vittoria del centrodestra (trainato da Fratelli d’Italia) alle elezioni Politiche. Poi quell’incontro con l’esecutivo nazionale del suo partito – nella sede romana di via della Scrofa – in cui la prossima (probabile) inquilina di Palazzo Chigi ha iniziato a mostrare le prime “incertezze” sulla possibilità di “salvare l’Italia”, come invece annunciato e gridato in piazza non solo durante la campagna elettorale, ma fin da quando lei è all’opposizione di qualunque governo. E ieri pomeriggio si è consumato il primo vero scontro a distanza tra Meloni e Mario Draghi, sul tema dei presunti ritardi nel PNRR.

Meloni-Draghi, lo scontro sui presunti ritardi nel PNRR

Nel corso del suo intervento davanti all’esecutivo nazionale di FdI, Giorgia Meloni ha iniziato a mettere la mani avanti. Ha detto che l’esecutivo che verrà – mentre si attendono ancora voci concrete e ufficiali sui nomi da proporre al Quirinale per comporre il prossimo governo – erediterà una situazione difficile (“la più difficile della storia della Repubblica”) e non solo per via di “eventi esterni” come la guerra in Ucraina che ha provocato una crisi energetica con riflessi economici sul nostro Paese. Poi ha anche parlato del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ovvero tutti quegli obiettivi da rispettare – dopo gli accordi con l’Europa – per ricevere quel cospicuo pacchetto di miliardi da Bruxelles.

“I ritardi del Pnrr sono evidenti e difficili da recuperare e siamo consapevoli che sarà una mancanza che non dipende da noi ma che a noi verrà attribuita anche da chi l’ha determinata”.

Ma le cose stanno andando realmente come detto da Giorgia Meloni? La realtà è diversa e molto più complessa. A stretto giro di posta da quelle parole pronunciate dalla leader di FdI nella sede di via della Scrofa, è arrivata la secca replica di Mario Draghi, impegnato a Palazzo Chigi con i suoi ministri:

“Spetta al prossimo governo continuare il lavoro di attuazione PNRR e sono certo che sarà svolto con la stessa forza ed efficacia. Non ci sono ritardi nell’attuazione del PNRR: se ce ne fossero, la Commissione non verserebbe i soldi”.

Il duello a distanza Meloni-Draghi, dunque, parte da due linee di pensiero completamente differenti. La realtà dei fatti mostra come il governo italiano, quello ancora in carica, ha già raggiunto – con largo anticipo – parte degli obiettivi con scadenza 3 dicembre. Si tratta, per l’esattezza, di 21 punti sui 55 inseriti all’interno del documento consegnato alla Commissione Europea per quel che riguarda i fondi del PNRR per il 2022. Ma c’è di più: entro la fine del mese di ottobre, a questi 21 se ne aggiungeranno altri 8. Ne restano 26 che, però, sono già stati attivati e restano in fase di completamento. Visti i tempi ristretti, l’attuale “squadra” di Palazzo Chigi lascerà ai propri successori le basi che, poi, dovranno essere solamente ultimante dal nuovo esecutivo.

(Foto IPP/Gioia Botteghi)